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    January 30

    Studenti...

     

    Esempi della profonda cultura giovanile (liceali di quindici o sedici anni):

    Sul verbo transitivo:
    Io: "Cos'è un verbo transitivo?"
    Studente A (terzo liceo scientifico): "Il verbo transitivo è... un verbo comune, di quelli che si incontrano tutti i giorni..."
    Io: "Ah... e il verbo intransitivo?"
    Studente A: "Beh, quello è molto più raro..."
     
    Studente B (secondo liceo scientifico): "Il verbo transitivo... aspetta... è quello che risponde alla domanda chi, che cosa???"
     
    Sulle prefetture e le coorti romane:
    Frase in latino da Cesare: "Praefecturae libentissimis animis eum recipiunt."
    Traduzione: "Le prefetture lo accolgono con grande entusiasmo."
    Studente C (perplesso): "Ma che vuol dire?"
    Io (perplessa): "Come che vuol dire?"
    Studente C: "Ma le prefetture so... fogli, documenti..."
    Sempre da Cesare:
    "Domitius per se circiter XX cohortes...coegerat"
    "Da parte sua Domizio aveva messo insieme circa venti coorti"
    Studente C: "Cioè aveva fatto venti palazzi reali???"
     
    Su Archimede:
    Studente C (traducendo una versione di latino che racconta la scoperta del sepolcro di Archimede a Siracusa): "Ma Archimede... pensavo che era quello là... sì, un faraone egiziano, mi pare..."
     
    Su Petrarca:
    Studente D (terzo liceo scientifico):  "Petrarca incontrò un certo Agostino e questo fu molto importante per lui..."
    Io: "Vuoi dire che lo incontrò di persona?"
    Studente D: "Mi pare di sì, infatti poi ne parla..."
     
    "Chiare, fresche et dolci acque,
    ove le belle membra
    pose colei che sola a me par donna;
    gentil ramo ove piacque
    (con sospir mi rimembra)
    a lei di fare al bel fianco colonna..."
     
    Studente D: "Uffa, non si capisce niente. Ma non è in italiano!"
     
    ... Nè mi diceva il cor che l'età verde
    Sarei dannato a consumare in questo
    Natio borgo selvaggio, intra una gente
    Zotica, vil; cui nomi strani, e spesso
    Argomento di riso e di trastullo,
    Son dottrina e saper ...
     
    (Giacomo Leopardi - Le Ricordanze)
     
     
     
    January 28

    Il maialino portafortuna e il Castello Errante di Howl

     

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    Mi è arrivato via e-mail questo simpatico maialino portafortuna. Di fortuna ne avrei davvero tanto bisogno, perciò lo metto qui, ringraziando la gentile amica Denise che me lo ha inviato.
    Chissà se mi aiuterà un po' a superare la rabbia... Mi esce un grido di rabbia ogni tanto, nelle occasioni più banali, magari mentre passo l'aspirapolvere antidiluviana o scopro che la lavatrice ha stinto il bucato. Un grido rauco, profondo, barbarico, che ovviamente non ha nulla a che vedere con l'aspirapolvere o la lavatrice.
    Rabbia per non saper, per non voler vivere... Che potrà mai fare un maialino rosa contro un mostro tanto grande? Però lo metto qui.
    Oggi vorrei incontrare in strada il Castello Errante di Howl (grazioso film a cartoni visto di recente). Forse un mago bello e potente come Howl potrebbe far qualcosa contro tutta questa mia rabbia, potrebbe vedere oltre la sua nube, così come, nella storia, riusciva a vedere la giovinezza di Sophie oltre il malefico incantesimo che le aveva imposto l'aspetto di una vecchia. Del resto anch'io ho l'aspetto di una vecchia, che cela un cuore fanciullo...Solo che non ho un mago come Howl e non credo proprio che potrò trovare il  suo Castello Errante ad accogliermi oggi, là fuori, nelle desolate lande invernali.
    Allora lo metto qui, così, apotropaicamente ancora un volta, come il maialino rosa.
    Si vive di sogni, nella vana ricerca di magici amuleti, almeno nel mondo delle immagini...
     

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    January 07

    7 gennaio: dramma...

     

    Non in fretta e furia, ma lentamente, con circospezione, nel timore di ferirlo o di rovinare qualche sua decorazione, stamattina ho disfatto e riposto l'alberino. Senza parole, senza quasi guardare, cercando di non sentire il mio desiderio di nascondermi a mia volta nel buio del cassettone.
    Così è svanita tutta la magia dei giorni natalizi con le sue scintille d'oro e d'argento, non ne è rimasta la minima traccia.
    In fondo la cosa più dolce di questo Natale è stato scrivere qui, nel blog, il mio ideale dialogo con l'alberino, come non avevo mai fatto prima d'ora, nemmeno sulla carta. Immagino di essere pressoché l'unica del pianeta ad avere un rapporto così maniacale col suo albero di Natale e a vivere in modo così drammatico il momento in cui bisogna disfarlo. Del resto io sono una specialista nel fare drammi: drammatizzo quasi tutti i momenti dell'anno: la fine dell'estate, la fine del Natale, l'accorciarsi delle giornate, il loro allungarsi... Sono un dramma continuo, per questo infine mi ritrovo sempre da sola.
    Adesso, comunque, avrò meno tempo per trascrivere i miei drammi qui nel blog, dovrò dedicarmi a mille altre cose prosaiche e prive d'ogni magia, cioè alla vita quotidiana che per tutti è normale, per me tanto difficile da sostenere. Le feste dovrebbero essere un modo per rigenerarsi nella gioia e per affrontare poi, con più serenità, il giorno comune, la normale routine. Io invece esco distrutta anche dalle festività, non mi rigenero mai, mi piango addosso e basta. Drammi, drammi e ancora drammi... Ho imparato ad esserne protagonista da piccola, come potrei smettere a quest'età? Così drammaticamente addio, anche per quest'anno, dolce magia. So già che non saprò ritrovarti nel mio giorno comune e che, per non rimpiangerti troppo, cercherò di dimenticarti un po'...

    Sad Fairy

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    January 06

    Epifania

      

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    L'Epifania tutte le feste trascina via... Vorrei essere una gnoma: nelle case degli gnomi le decorazioni natalizie rimangono per tutto l'anno.
    Invece qui è l'ultimo giorno per l'alberino. Facciamo finta di niente, del resto oggi è ancora festa, ma a un certo punto, raggelandomi, lui mi dice:
    "Domani me ne tornerò al buio, nel cassettone".
    Deglutisco e stavolta sono io a restare muta.
    "Domattina presto mi toglierai tutti gli ornamenti, in fretta in fretta mi riporrai..."
    "Non sai quanto non vorrei..."
    "E' inevitabile, non posso restare qui più a lungo, sarebbe sbagliato, perderei la mia rara bellezza. E poi ormai mi sento stanco, ho bisogno di riposare".
    "Mi mancherai molto, quest'anno, molto più del solito".
    Sorride un po' malinconico: "Ora dici così, ma presto mi dimenticherai, come ogni anno, e ricomincerai ad aspettare l'estate, quel tempo di caldo, di sole e di mare che tu ami tanto e che a me è del tutto estraneo".
    "Sì, in passato era così", ammetto. "Vivevo nell'attesa dell'estate, odiando i giorni invernali, ma in questi ultimi anni qualcosa è cambiato, ho scoperto che è proprio nel cuore dell'inverno, quando ci sei tu, il mio periodo migliore, quello in cui mi sento meglio, meno inquieta. Adesso, a pensarci, quella mia folle corsa verso il mare, nei mesi estivi, mi sembra un'impresa improba, che non sarei mai più in grado di ripetere, non ne avrei né la forza, né la voglia."
    Ride di me, l'alberino: "Allora sei proprio invecchiata!"
    "Temo di sì...Sai, verrei tanto volentieri con te nel cassettone, domattina."
    Non puoi, non sei un alberello di Natale argentato che il sette gennaio se ne va n letargo. Dovrai tornare là fuori, domani."
    "Sì, la fuori, nella mia tempesta invernale..."
    "Che farai?"
    "Camminerò da sola, come sempre, e ti penserò, rimpiangerò il tepore, la luce d'oro e d'argento di questi giorni con te..."
    "Sarai triste?"
    "Sì, lo sono quasi sempre... e tu?"
    "Oh io... domani mi addormenterò, non proverò tristezza..."
    "Neanche quando ci saluteremo?"
    "Sarà un arrivederci al prossimo anno, come sempre".
    "Non mi mentire. Lo sai che ogni volta non riusciamo a dirci né arrivederci né addio, perché infine non sappiamo che cosa ne sarà di noi fra un anno, se ci sarà concesso di ritrovarci oppure no..."
    "Già, io potrei spezzarmi, tu morire..."
    "Promettimi che non ti spezzerai!"
    "Promettimi che non morirai!"

    Un' identica risposta in un sussurro esitante: "Io... non lo so..."
    L'alberino cambia discorso: "La fata Epifania potrebbe offendersi per la nostra tristezza di oggi. Stanotte ci ha portato una bella calza piena di tanti buoni dolci, non li assaggerai nemmeno?"
    Mi asciugo una lacrima furtiva "E' vero, sì, ci sono il dolci di Epifania..."
    Anche nell'argento dell'alberino mi sembra di scorgere una piccola lacrima. Ma è sempre orgoglioso e so che non vuole farsi vedere piangere, come me, del resto.
    Ci aggrappiamo alla fugace dolcezza di Epifania, almeno per oggi, illudendoci che il suo gradito zucchero possa addolcire tutto il nuovo anno.
      Domani sarà un giorno malinconico, ma ora cerchiamo di fingere che sia ancora lontano lontano...

          

                                                

    January 01

    Buon 2009!

     

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    Buon 2009, buon 2009!
    Il mio alberino e io ci siamo scambiati gli auguri, ieri sera, e ce li siamo rinnovati stamattina. Mi sono accorta che, di nascosto, ride un po' di  me e del mio incubo del tempus fugit.
    Cambio di calendari frenetico, a inizio giornata. In casa mia ci sono parecchi calendari, me li regalano i negozi di animali che frequento: calendari con belle foto di gatti e cani  per ogni mese, sparsi in tutta la casa. Buttar via i vecchi per mettere i nuovi è sempre come gettare nella pattumiera un altro pezzetto di passato, sapendo che non tornerà più, o l'ennesimo capello nero caduto, sapendo che al suo posto ne ricrescerà uno bianco.

    La vita fugge e non s’arresta un’ora,
    e la morte vien dietro a gran giornate,
    e le cose presenti, e le passate
    mi dànno guerra, e le future ancóra...
    (F. Petrarca)

    Memorie letterarie, che ora è meglio respinger via, il mio alberino non ne può più delle mie citazioni malinconiche.
    Oggi se ne sta lì, luminoso, tranquillo, sempre bellissimo. Non parla, preferisce godersi ancora un po' la quiete del silenzio.
    Così questo primo giorno dell'anno passerà dolcemente accanto al suo oro e al suo argento, fra briciole di panettone e fichi secchi, nell'illusione apotropaica che questa dolcezza si prolunghi per tutto l'anno appena iniziato. Ci giova fingere di crederci un po', almeno per un giorno, ci giova oggi sentirci bambini come questo nuovo anno...