Mary's profile× .·**·.¸(¯`·.¸ *.Mary A...PhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    November 29

    L'infinito... Never let me down...

     
    La gioia rara dell'amicizia: "unico spirto a mia vita raminga", foscolianamente parlando.
    Venerdì sera a casa del mio migliore amico di ogni tempo: musica, dolcetti, serena conversazione, ricordi, risate, sorrisi amari, un'eco allegra, un'altra triste.
    Questi per me sono i luoghi dello spirito (lo spirito in cui non credo): dove il passato continua nel presente, perché c'è qualcosa che non si è ancora perso, legami che non si sono mai spezzati. Ci interroghiamo su di noi, ascoltando le canzoni del Coldplay e dei Depeche Mode: ma fra dieci anni saremo ancora qui, così, estasiati come ora per una canzone? Ma sì, certo che sì! Anche fra venti, anche fra trent'anni, se si dovrà nostro malgrado vivere tanto a lungo, magari decrepiti, curvi, rugosi e incanutiti, ma sempre con una canzone... O forse no? Non vogliamo pensare a quell'oscuro no...
    Non mi abbandonare .... "Never let me down"...
    Questo è il mio "ermo colle", qui c'è  il mio infinito, l'unico infinito che mi è dato conoscere...
     
     Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
    E questa siepe, che da tanta parte
    De l'ultimo orizzonte il guardo esclude.
    Ma sedendo e mirando, interminato
    Spazio di là da quella, e sovrumani
    Silenzi, e profondissima quiete
    Io nel pensier mi fingo, ove per poco
    Il cor non si spaura. E come il vento
    Odo stormir tra queste piante, io quello
    Infinito silenzio a questa voce
    Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
    E le morte stagioni, e la presente
    E viva, e 'l suon di lei. Così tra questa
    Infinità s'annega il pensier mio:
    E 'l naufragar m'è dolce in questo mare.
    (Giacomo Leopardi)
     
    E come sempre mi sorprendo a mescolare il sacro col profano: l'eco sublime della lirica leopardiana  con i suoni adrenalinici dei Depeche Mode.
    Ma questa canzone siamo proprio noi, e la cantiamo insieme, mentre il cuore tremante e incredulo sussurra: "Non mi abbandonare più..."
     
    Never Let Me Down Again
    I'm taking a ride
    With my best friend
    I hope he never lets me down again
    He knows where he's taking me
    Taking me where I want to be
    I'm taking a ride
    With my best friend
    We're flying high
    We're watching the world pass us by
    Never want to come down
    Never want to put my feet back down
    On the ground
    I'm taking a ride
    With my best friend
    I hope he never lets me down again
    Promises me I'm as safe as houses
    As long as I remember who's wearing the trousers
    I hope he never lets me down again
    Never let me down
    See the stars they're shining bright
    Everything's alright tonight
     (Depeche Mode)
     
    Glitter Graphics
     
     
    November 24

    L'ira di Novembre

     

     

    Image and video hosting by TinyPic

    Novembre deve essersi proprio offeso per le mie recenti accuse. Gli ho dato un po' dello smidollato, osservando che aveva perso la sua identità di mese autunnale, il suo doveroso rigore, lamentandomi che invece ai miei tempi etc.. etc.., che le stagioni non sono più quelle di una volta etc... etc...

    Vero, sono molto tediosa. Novembre ha deciso di tirar fuori la sua grinta: "Ecco per te un bell'assaggio di sano freddo invernale, stupida umana che non sei altro, che non sai far altro che temere il freddo e sognare il caldo, neanche fossi una cicala, e ti permetti pure di criticare i mesi con aria di antica divinità negletta!
    Orbene, rabbrividisci e medita!"
    Medito, medito, sì... Infine invecchiare forse significa anche imparare a temere un po' meno il freddo, ad apprezzarne la luce nascosta nell'ombra, l'occulto cuore corrusco... 
    Dal mio odierno meditare sul freddo, un'apotropaica  poesia di Orazio:
     
    Vides ut alta stet niue candidum
    Soracte, nec iam sustineant onus
    siluae laborantes, geluque
    flumina constiterint acuto?
    Dissolue frigus ligna super foco
    large reponens atque benignius
    deprome quadrimum Sabina,
    o Thaliarche, merum diota.
    Permitte diuis cetera, qui simul
    strauere uentos aequore feruido
    deproeliantis, nec cupressi
    nec ueteres agitantur orni.
    Quid sit futurum cras fuge quaerere et
    quem Fors dierum cumque dabit lucro
    appone, nec dulcis amores
    sperne puer neque tu choreas,
    donec uirenti canities abest
    morosa. Nunc et Campus et areae
    lenesque sub noctem susurri
    composita repetantur hora,
    nunc et latentis proditor intimo
    gratus puellae risus ab angulo
    pignusque dereptum lacertis
    aut digito male pertinaci.
    (Carmina  I, 9)
     
    (Tu vedi come il Soratte si innalzi candido per l'alta neve e come ormai i boschi affaticati non sopportino il peso della neve ed i fiumi si siano congelati per il gelo pungente. Scaccia il freddo ponendo con abbondanza legna sul focolare e con maggior generosità versa, Taliarco, vino di quattro anni dall'anfora sabina: lascia il resto agli dei che, appena hanno abbattuto i venti che combattono sul mare ribollente, nè i cipressi nè i frassini secolari si muovono più. Non ti chiedere cosa accadrà domani e segna a tuo guadagno tutti i giorni che ti darà la sorte e non disprezzare, ragazzo, i dolci amori e le danze, finchè è lontana da te che sei nel fiore l'acida vecchiaia. Ora si ricerchino all'ora stabilita il Campo Marzio, le piazze ed i leggeri sussurri sul far della notte, ora si ricerchino il riso gradito che dall'angolo più riposto rivela la ragazza nascosta ed il pegno strappato da un braccio o da un dito che non fa resistenza.)
     
    Image and video hosting by TinyPic
     
     
    November 03

    Cui prodest?

    Non sto scrivendo più nulla in questo povero blog, non una piccola storia, non il testo di una canzone, nulla di nulla, solo un vuoto silenzio, come in questi miei giorni d'autunno. Ho già dimenticato lo splendore del sole e dei colori, sto come avvolta in una "nebbia di latte", inerte, sospesa, in una vana attesa di non si sa che cosa, solo del passare mesto del mio tempo.
    Cui prodest? L'avvicendarsi dei mesi, delle stagioni...
    L'effetto serra, il surriscaldamento del pianeta, l'evolversi della nostra penisola verso un clima tropicale, tutte queste cose fanno sì che non ci siano più le stagioni d'una volta (e sarà anche un luogo comune, ma è vero). Mi ricordo a stento di quando ero bambina e andavo a scuola: in novembre la temperatura era rigida, il cielo quasi sempre plumbeo, le strade spesso lucide di pioggia. Marciapiedi indorati di foglie secche...
    In prima elementare dovevo imparare a memoria una poesia che suonava più o meno così:
    "L'albero brullo dice al fanciullo
    Ora sono brutto non ho più frutto.
    Ma il triste inverno non dura eterno
    Rinvedirò..."
    Non ne ricordo il seguito, né l'autore, l'ho anche cercata in Internet, ma non l'ho trovata. Mi sembra che si concludesse con l'immagine dei un bimbo che guardava una foglia secca sulla strada:
    "...Anche un bambino con la cartella la guarda e dice: è bella".
    O forse quest'ultima era un'altra poesia ... Ricordi infantili sparpagliati, disiecta membra...
    Disegnavo su quaderno a quadretti un triste alberello senza foglie, con i rami neri e rinsecchiti che si stagliavano sullo sfondo del cielo grigio-azzurro, come nella poesia del Pascoli, "Novembre":
    Gemmea l'aria, il sole così chiaro
    che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
    e del prunalbo l'odorino amaro
    senti nel cuore...
    Ma secco è il pruno e le stecchite piante
    di nere trame segnano il sereno,
    e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
    sembra il terreno.
    Silenzio, intorno; solo, alle ventate
    odi lontano, da giardini ed orti,
    di foglie un cadere fragile. E' l'estate,
    fredda, dei morti.
    L'estate di San Martino, ci spiegava la maestra in novembre, un tiepido spicchio di sole nel rigore autunnale...
    Oggi: non sono più bambina, sono più che adulta e non lo sento più il freddo di novembre. La temperatura di oggi ricorda quella della primavera, ma certo la luce è molto diversa da quella d'un giorno primaverile...
    Infine io sono una primitiva e la mia vita fisica e psichica è regolata dall'avvicendarsi del caldo e del freddo, del buio e della luce. Ora è il periodo del buio e del silenzio: sono priva di fantasia, osservo da lontano la prosaica realtà, non immagino.
    Questo tempo è tutta un'attesa vana del Solstizio d'Inverno con le sue celebrazioni d'oro e d'argento, con la sua magia. E' lì, nel cuore dell'inverno, che ricomincio di solito a fantasticare in po'. Chissà se anche quest'anno mi accadrà...
    Poi sarà un altro lungo affannarsi, protendersi verso il Solstizio d'Estate, quando ricomincerà l'insensata corsa verso il mare, l'immersione frustrante e rigenerante a un tempo nella tanto amata e vagheggiata dimensione equorea. Ora non riesco più nemmeno a percepirne il ricordo e fatico solo a pensare a quel mio continuo sali e scendi dai treni per raggiungere la spiaggia, in luglio e agosto. Ma in fondo chi me lo faceva fare ad affannarmi tanto? Cui prodest?
    No, non riesco più a immaginare: fate dell'acqua, sirene, abissi lucenti di mondi incantati sono lontani da me in questo tempo. Non sono morti, ma dormono e non mi sento di risvegliarli neanche con un po' di musica.
    La silente notte del mio mondo...
    Si riposa bene ora, anche senza sognare: le giornate si sono accorciate, l'oscurità è più densa e lunga: questo ancora procede secondo natura, almeno questo... 
     
    Image and video hosting by TinyPic