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November 29 L'infinito... Never let me down...
November 24 L'ira di Novembre
November 03 Cui prodest?Non sto scrivendo più nulla in questo povero blog, non una piccola storia, non il testo di una canzone, nulla di nulla, solo un vuoto silenzio, come in questi miei giorni d'autunno. Ho già dimenticato lo splendore del sole e dei colori, sto come avvolta in una "nebbia di latte", inerte, sospesa, in una vana attesa di non si sa che cosa, solo del passare mesto del mio tempo.
Cui prodest? L'avvicendarsi dei mesi, delle stagioni...
L'effetto serra, il surriscaldamento del pianeta, l'evolversi della nostra penisola verso un clima tropicale, tutte queste cose fanno sì che non ci siano più le stagioni d'una volta (e sarà anche un luogo comune, ma è vero). Mi ricordo a stento di quando ero bambina e andavo a scuola: in novembre la temperatura era rigida, il cielo quasi sempre plumbeo, le strade spesso lucide di pioggia. Marciapiedi indorati di foglie secche...
In prima elementare dovevo imparare a memoria una poesia che suonava più o meno così:
"L'albero brullo dice al fanciullo
Ora sono brutto non ho più frutto.
Ma il triste inverno non dura eterno
Rinvedirò..."
Non ne ricordo il seguito, né l'autore, l'ho anche cercata in Internet, ma non l'ho trovata. Mi sembra che si concludesse con l'immagine dei un bimbo che guardava una foglia secca sulla strada:
"...Anche un bambino con la cartella la guarda e dice: è bella".
O forse quest'ultima era un'altra poesia ... Ricordi infantili sparpagliati, disiecta membra...
Disegnavo su quaderno a quadretti un triste alberello senza foglie, con i rami neri e rinsecchiti che si stagliavano sullo sfondo del cielo grigio-azzurro, come nella poesia del Pascoli, "Novembre":
Gemmea l'aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore, e del prunalbo l'odorino amaro senti nel cuore... Ma secco è il pruno e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno, e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante sembra il terreno. Silenzio, intorno; solo, alle ventate
odi lontano, da giardini ed orti, di foglie un cadere fragile. E' l'estate, fredda, dei morti. L'estate di San Martino, ci spiegava la maestra in novembre, un tiepido spicchio di sole nel rigore autunnale...
Oggi: non sono più bambina, sono più che adulta e non lo sento più il freddo di novembre. La temperatura di oggi ricorda quella della primavera, ma certo la luce è molto diversa da quella d'un giorno primaverile...
Infine io sono una primitiva e la mia vita fisica e psichica è regolata dall'avvicendarsi del caldo e del freddo, del buio e della luce. Ora è il periodo del buio e del silenzio: sono priva di fantasia, osservo da lontano la prosaica realtà, non immagino.
Questo tempo è tutta un'attesa vana del Solstizio d'Inverno con le sue celebrazioni d'oro e d'argento, con la sua magia. E' lì, nel cuore dell'inverno, che ricomincio di solito a fantasticare in po'. Chissà se anche quest'anno mi accadrà...
Poi sarà un altro lungo affannarsi, protendersi verso il Solstizio d'Estate, quando ricomincerà l'insensata corsa verso il mare, l'immersione frustrante e rigenerante a un tempo nella tanto amata e vagheggiata dimensione equorea. Ora non riesco più nemmeno a percepirne il ricordo e fatico solo a pensare a quel mio continuo sali e scendi dai treni per raggiungere la spiaggia, in luglio e agosto. Ma in fondo chi me lo faceva fare ad affannarmi tanto? Cui prodest?
No, non riesco più a immaginare: fate dell'acqua, sirene, abissi lucenti di mondi incantati sono lontani da me in questo tempo. Non sono morti, ma dormono e non mi sento di risvegliarli neanche con un po' di musica.
La silente notte del mio mondo...
Si riposa bene ora, anche senza sognare: le giornate si sono accorciate, l'oscurità è più densa e lunga: questo ancora procede secondo natura, almeno questo...
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