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    December 29

    Carpe diem

    La grande celebrazione del Solstizio d'Inverno si allontana sempre più, la sua fiera luminosità ormai impallidisce di fronte all'opaco grigiore del giorno comune, che fra breve dilagherà impietosamente ovunque, inghiottendo ogni scintilla di magia. 
    Tuttavia, qui nel mio piccolo mondo, che è un po' come un castello incantato fra le nuvole, si cerca ancora di non pensarci troppo, con l'aiuto d'una fetta di panettone o di pandoro (lo zucchero è sempre un potente alleato del buonumore, si sa...) ci si sforza di cogliere il piccolo beneficio di quest'ultima parentesi di tregua festiva.
    Nella mente, l'eco d'una saggezza antica che sorride mesta, specchiandosi in una grande poesia...

    Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi
    finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
    temptaris numeros. Ut melius, quidquid erit, pati,
    seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,
    quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
    Tyrrhenum! Sapias, uina liques et spatio brevi
    spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida
    aetas. Carpe diem, quam minimum credula postero.
                                                                                                                         (Orazio - Odi, I,11)

    castello


    December 27

    Dopo la festa: come una cicala

    Natale è già scivolato via, portandosi dietro la sua magica scia luminosa. Le decorazioni, i fiori natalizi, le luci sugli alberi resteranno lì, com'è tradizione, fino all'Epifania, ma la vera festa ormai è finita, anche se si finge ovunque che non sia così. C'è ancora il Capodanno, certo, ma quella è una festa che non amo e che anzi m'inquieta: ho sempre trovato strano celebrare la fine di un anno, gioendo per l'inizio di un nuovo tempo che non è dato sapere se sarà migliore o peggiore di quello passato. La speranza di cui si nutre la gioiosa attesa del futuro non mi basta: è una dea fallace, ambigua che m’ispira solo diffidenza.
    Oggi il mio alberino d'argento è ancora lì, al suo posto, col suo piccolo popolo sempre ai suoi piedi, ma ieri sera, quando ho spento le luci, mi è sembrato triste, forse anche un po' meno bello, stanco, come se sapesse che anche quest'anno il suo tempo volge al termine.
    "Non piangere, ci sono ancora altri giorni per te", gli ho sussurrato con malcelata mestizia (e ora è inutile che mi ripeta sulla latitanza della mia ragione nei giorni festivi...). Nessuno di noi due crede più molto nella magia ormai, il piccolo popolo ha smesso di sorridere e se ne sta immobile e silenzioso... Siamo creature pagane, il mio alberello e io, pagane e superficiali. Non vogliamo sapere verità profonde, non ci ricordiamo la storia del sacro evento di Betlemme, siamo lontani da ogni senso cristiano.
    Noi ci lasciamo conquistare dai vivaci colori delle strenne natalizie, ci lasciamo abbagliare dallo splendore di un attimo, veneriamo il fulgore del sole, il suo lucente calore. A dicembre, in realtà, celebriamo soltanto il Solstizio d'Inverno: la rinascita del Sole, "il Dies Natalis Solis Invicti", come facevano i nostri antenati presso le costruzioni megalitiche di Stonehenge, in Gran Bretagna, di Newgrange, in Irlanda o attorno alle incisioni rupestri di Bohuslan, in Iran, e della Val Camonica, in Italia, già in epoca preistorica.
    Siamo pagani, sì, siamo arcaici, preistorici...
    Io vivo in attesa del Solstizio d'Inverno da settembre a dicembre, del Solstizio d'Estate da gennaio a giugno. I giorni che si trovano in mezzo ai due solstizi mi appaiono tutti uguali, grigi, senza luce (tranne, a volte, il sabato e la domenica, se qualche buona fatina, per caso, viene a salutarmi).
    La maggior parte del mio tempo è opaco: un insensato reiterarsi d'un tedio esistenziale senza fine.
    Sono stolta, senza dubbio: ogni giorno della vita, festivo e non, dovrebbe avere il suo valore unico e insostituibile, almeno così dicono coloro che ne sanno molto più di me sul senso della vita...
    Ma io del senso della vita non so quasi nulla: sono ignara, futile e pigra come una cicala che vive e gioisce solo nel tempo breve del suo canto.
    Ora, per ritrovare un po' di vita e un po' di calore, dovrò aspettare il Solstizio d'Estate, quando il sole si riscalderà e il mare diventerà un po' più vicino...
    Ma questa è un'altra storia ed è ancora molto, molto lontana.
    Intanto, almeno fino al sei gennaio, rimangono con me i colori brillanti dei fiori di Natale: il loro rosso, il loro argento, il loro oro...
    Li guardo per consolarmi, ma li vedo già un po' meno vivaci, un po' intimiditi, quasi paurosi... 
    Ma non è forse la mia stessa paura che vedo riflessa in quei colori, oggi?
    Se ora rispondessi no, la mia risposta avrebbe il colore vuoto della bugia. 

    fiorinatale

    December 25

    Natale!

     
         
     
    Cagnolino di Natale2 
     
    Oggi c'è tutta la dolcezza della festa natalizia: vorrei che non finisse mai. Inutile nasconderlo: sono attaccata al Natale, anche se lo vivo nel mio solito modo modesto. Sebbene non ne comprenda intimamente il significato religioso, ne avverto il fascino fiabesco, come quando ero ragazzina, e ogni anno mi accorgo che in fondo non sono mai cresciuta.
    E' stata una bella sera quella della Vigila: mi sentivo un po' meglio, ho anche mangiato volentieri.
    Nel sacco di Babbo Natale per me c'era tutto quello che avevo desiderato:  barlumi di quiete e serenità, barlumi veri, non illusori.
    Poi c'erano anche delle finissime porcellane di graziosa forma felina, un bel cerchio d'argento sfolgorante di bagliori diamantini, degli elefantini sorridenti sul  tessuto d'un caldo indumento da casa. Per i miei gatti-angeli: delle leccornie e una colorata pallina col sonaglietto.
    Tutti i doni sono stati molto graditi, ma la pace è stato il dono più amato fra tutti, il più prezioso.
    Avevo chiesto molto per questo Natale: pace e armonia è quanto di più grande si possa desiderare al mondo. Ho avuto quel che avevo chiesto e anche qualcosa di più. Sono davvero grata a questo Natale.
    Al calar del sole, accenderò il mio alberino che è ormai giunto all'apice della sua bellezza, e mi riposerò ancora un po' nel tiepido luccichio di questa dolce festa.
    La neve qui a Roma non c'è, non ne scende mai neanche un fiocchetto dal cielo, ma siamo tutti abituati ad immaginarla, a Natale.
    Il mio alberino, poi, è tutto d'argento e mostra il bel candore del Natale sui suoi piccoli rami, anche se non è mai stato sfiorato dalla neve.
    Come me, oggi, è pago di se stesso e non chiede al cielo nulla di più.

    Natale_Rivelazioni1

                            

    December 24

    Vigilia di Natale

    Vigilia di Natale: il momento tanto atteso.
    Si dovrebbe pur sapere cosa scrivere a Natale: qualche dolce pensiero, qualche riflessione all'insegna della bontà natalizia e della fede.
    Io veramente non mi sento più buona solo perché è Natale, non sono molto sfavillante di gioia, di magnanimità e di dolci sentimenti, mi tengo ben lontana dagli aspetti più festosi della festa.
    Malandata di salute come sono stata negli ultimi tempi, mi sembrerebbe già un mezzo miracolo sentirmi un po' meglio e riscoprire un briciolo d'appetito.
    Il panettone è là ad aspettarmi, ma per ora non mi attira per nulla, speriamo di far progressi in serata. 
    Intanto il mio alberello è giunto quasi al termine della sua annuale trasmutazione: col passare dei giorni (anzi delle notti, perché le magie avvengono solo di notte), è diventato sempre più bello e so che lo diventerà ancor di più con l'evolversi della giornata, fino a mezzanotte. Tutto merito del popolo magico che abita ai piedi dell'albero e che ogni anno compie questo piccolo miracolo di bellezza...(Questo discorso, ovviamente, è dovuto al fatto che la mia ragione, nei periodi festivi, se ne va in vacanza. La vedrò ritornare solo dopo l'Epifania, immagino.)
    Un po' di quiete, un barlume, sia pure illusorio, di serenità: non si chiede altro qui per Natale. 
     
    I miei due gatti sono i miei angeli di Natale.
     
    2mici 
     
    La trasmutazione dell'albero è quel che più mi affascina in questi giorni. 
    albero_di_natale
    In questa dimensione così avulsa dalla realtà ci si perde fra fantasie mezze addormentate, in un collage di immagini note e rassicuranti che raccontano di renne, di slitte, di luna d'argento, di fiocchi di neve... di Natale, insomma.
                                                         

    bb07

     

     cdd BUON NATALE! 

    December 17

    Tramonto al Polo Nord

    Oggi: vuoto di parole, povertà di pensieri. La tristezza nuda e tersa di un tramonto al Polo Nord.
     
    Tramonto al Polo Nord
     
    ...Ahimè, sì, davvero, e un po' meno, spero, ahité, ma certo, comunque, ahinoi, Nonna Web, mia cara nuova amica... Ma in questo nostro "ahi", che nasce dal nostro simile sentire, almeno una piccola dolcezza: la reciproca comprensione...
     
    December 14

    Mercoledì sera: festa di compleanno, ricordi di Venezia e...le foglie dell'echinodorus

    Mercoledì sera sono uscita. Da tanto non mi concedevo una serata fuori, ultimamente sono diventata più pigra che mai. Ma si festeggiava il compleanno del mio amico Mimmo e non potevo mancare. Festicciola domestica a casa sua, con gli amici, i fratelli, la torta e le candeline, più o meno come si fa a sette, otto anni. Peccato che gli anni siano ormai quarantuno e, a quest'età, di candeline sulla torta se ne possano mettere solo due, ad indicare il numero degli anni, onde non rischiare qualcosa di simile all'incendio di Chicago.
    C'erano i miei due migliori amici, Gabriele e Marco, fra altre persone che per me sono solo conoscenze superficiali. La presenza di Gabriele, mio eterno amico-fratello, avrebbe dovuto garantirmi quella dolce sensazione di agio, di ritorno a casa, che ho sempre creduto di provare, fin dalla mia remota fanciullezza, nei momenti trascorsi in sua compagina. Creduto di provare... Illusioni di tutta una vita, forse. A volte basta un attimo qualsiasi per rivelare l'illusorietà della più antica e radicata convinzione. Sono meccanismi strani, inspiegabili, questi. In realtà non mi sentivo più di tanto a mio agio nemmeno fra i miei vecchi amici, immagino a causa del mio ormai abituale crogiolarmi nella solitudine. Certo, il divano del salotto di Mimmo è molto confortevole ed è sempre stato un po' un "refugium peccatorum" per tutti noi: sul divano di Mimmo, dopo un po', si viene pervasi da un lieve senso di calore e si ha la sensazione di sprofondare pian piano verso il basso, sempre più giù, forse fin quasi al centro della terra, dove un altro mondo, per un istante, ci dischiude le sue porte segrete, per richiudercele in faccia subito dopo, senza averci lasciato intuire nulla o quasi nulla di se stesso, dei suoi misteri.
    Dal divano di Mimmo si vedono vecchie immagini comiche scorrere sul televisore: sono i  video amatoriali che il mio amico, regista dilettante, girava nei primi anni '90, quando eravamo tutti ragazzi. Antiche immagini dei miei amici mi catturavano lo sguardo. Guardavo i loro volti splendenti di gioventù, riflettevo sul tempo che tanto ci cambia e un velo di malinconia mi offuscava perfino l'innegabile comicità  di quelle immagini. Ogni tanto, dalla mia tranquilla postazione sul divano- rifugio, mi accorgevo che Michela, la bella fidanzata di Mimmo, mi fissava. Anche in altre occasioni, in passato, l'avevo sorpresa a scrutarmi e, a dire il vero, mi accade talvolta, se non spesso, di sentirmi osservata con insistenza da donne molto belle. Non ne ho mai compreso la ragione. Che si tratti di pietà? Eppure le donne belle non sono quasi mai pietose...
    Era arrivato il momento della torta, delle candeline, degli applausi, del corale e stonatissimo "Tanti auguri a te". Naturalmente c'era chi imperversava con le foto. Io, fedele alla mia innata "iconoclastia", mi sottraevo il più possibile all'invadenza dell'obbiettivo. Dopo la torta e lo spumante, la festa volgeva al termine, mancava solo la consegna dei regali. Non si è mai capito perché Mimmo non riceva e apra i regali seduto comodamente sul suo mitico divano, ma in piedi, al centro della sala, con tutti gli amici intorno. Quasi tutti gli hanno regalato un DVD del tipo "2001- Odissea nello Spazio", perché lui è un appassionato del genere. Io invece gli ho regalato un libro che parla di paludi desolate e di rarissime coccinelle. Non so davvero che cosa ne potrà pensare, in effetti non mi è apparso molto entusiasta, ma avevo scelto quel libro, perché, fin da quando l'ho letto la prima volta, l'ho associato a lui: una di quelle strane, inspiegabili associazioni fra cose e persone che ogni tanto avvengono nella mente umana. Forse ho commesso il classico errore di fare un regalo tenendo conto dei miei gusti e non di quelli di chi lo riceverà, non so... Non sono capace di fare un regalo che appartenga solo al mondo della persona a cui è destinato e non contenga nulla del mio mondo: in tal modo cosa potrei comunicare di me? Ma questo è senza dubbio un altro errore che scaturisce dal mio egocentrismo: un regalo non deve comunicare, ma solo compiacere, o no? Comunque, se per caso quel libro dovesse risultare gradito, vorrà dire che riesco ancora a capire qualcosa dei miei amici.
    Si era fatto tardi, bisognava andare via. Per me, poi, era tardissimo e sapevo già che l'indomani non avrei funzionato a dovere: non sono più abituata a fare le ore piccole. Sbirciavo il mio orologio comprato a Venezia l'estate scorsa e l'immagine della città lagunare a me tanto cara si sovrapponeva alle facce sorridenti dei miei amici, nel momento del commiato. Venezia: "una meravigliosa e non più veduta scena dipinta", come disse il Tasso, riferendosi però alla sua Ferrara... Il mio pensiero e la mia nostalgia volava al Canal Grande, con i suoi palazzi rosa affacciati sull'acqua. Per un animale di terra come me, arrivare a Venezia e scoprire l'acqua che si insinua nel cuore della città è ogni volta una cosa sorprendente, straordinaria e in qualche modo inquietante. I canali tutt’uno con le calli, l’acqua inscindibile dalla terra, la luce rossastra, che al tramonto si rifrange sull’acqua, svelando i canali come vene della città... Il ricordo indelebile di Venezia mi accarezzava la mente dal quadrante del mio orologio. Qualcuno infine mi strappava al mio vagare nelle rimembranze, per riportarmi alla realtà. I miei amici sanno che la mia mente errabonda ogni tanto necessita di essere richiamata all'ordine, non se ne stupiscono più.
    Marco e Gabriele mi hanno riaccompagnata a casa.
    Sciamavamo via nella notte, noi tre in macchina, sulla strada semideserta, come ai vecchi tempi, quando eravamo ancora "alberelli" , quando avevamo ancora tanti sogni, tanta voglia di vivere... Sono passati secoli o forse non è passato neppure un minuto. Siamo tanto mutati, eppure identici...
    Sotto casa, alle soglie del mio mondo solitario, ho salutato i miei amici col consueto affetto, presentendo che non li avrei rivisti per lungo tempo. Ho abbracciato Marco da amica e poi più forte Gabriele da sorella e da piccola madre. Questa mia fissazione di sentirmi sorella e un po' madre di Gabriele va avanti da troppi anni e prima o poi dovrò togliermela.
    Gabriele è la persona che conosco da più tempo e forse meglio di ogni altra e tuttavia quella che più mi sfugge e più mi resta enigmatica: la consueta dicotomia che contraddistingue sempre il mio rapporto con le persone e con le cose a cui sono molto legata. In tanti anni non ho ancora ben capito quanto valore lui dia all'affetto che gli altri gli portano, quanto lo comprenda, se abbia un senso questo mio sentimento fraterno-materno per lui o se si infranga soltanto contro un muro di incomprensione e freddezza.
    La gioia inenarrabile dell'amicizia è una perla rara nella mia vita, tanto più rara, quanto più preziosa, o forse questa è soltanto la mia estrema illusione, non lo so più: la realtà mi si rivela anche in questo ambigua, duplice, sfuggente, come le foglie dell'echinodorus.
    Le foglioline di questa pianticella acquatica, che per me ha un valore simbolico, sono appuntite, di colore verde chiaro brillante sulla pagina superiore, ma spruzzate di porpora sulla pagina inferiore: sembrano avere due volti.
    In fondo non possiamo mai sapere con certezza se i nostri sentimenti trovino o no negli altri una qualche autentica corrispondenza. E allora anche la realtà della più pura amicizia può apparire dubbia, vacillante. 
    Infine l’unica verità è che la verità è una dea ibrida, sfuggente e ha sempre due volti, come le foglie dell’echinodorus...
     
     EchinodorusRedSpecial
    December 08

    Alberino

    Oggi , 8 dicembre, è il giorno in cui, per tradizione, si fa l'albero di Natale. Qui da me, nel mio universo dagli orizzonti limitati, è piccolo anche l'albero: è un alberino molto vecchio. Neanche un metro d'altezza, non verde, ma color argento, mi fu regalato quando ero molto piccola, per cui ha poco meno dei miei anni e non si capisce come faccia a resistere al tempo. E' una delle cose più vecchie che ho e mi trasmette un senso di tenerezza e fragilità infinita, così piccolo com'è, su quel suo piedistallo di plastica bianca, che non si sa come non si sia ancora spezzato. In origine veniva decorato con un puntale rosso, che c'è ancora, e poche palline colorate. Con gli anni, si sono aggiunte molte altre palline e pendagli vari, le lucine e la stella. Il tutto è eccessivo per un alberello così, gli pesa troppo, gli dà un aspetto troppo ricco, un po' ridicolo forse: dietro le tante decorazioni, l'alberello non si vede quasi più... Eppure non ho mai potuto, né voluto sostituirlo.
    Nei periodi festivi, in quello natalizio in particolare, perdo un po' il senso della realtà, mando in vacanza il mio raziocinio, in parole povere divento stupida e infantile.
    Così comincio a credere nella magia del piccolo albero. Di certo vaneggio, pensando che il mio alberino sia magico, ma esso subisce ogni anno una specie di magica trasformazione: quando lo metto su, appare bruttarello, in verità, squallidino, poi però, col passare dei giorni, fino a Natale, s'impreziosisce, trasmuta, diventa bellissimo, tutto avvolto nella sua strana luminescenza d'oro e d'argento, in un'aura di magia percepibile in modo quasi tangibile. Vaneggio, sì, senza dubbio...
    Mi dico stupidamente che tutto ciò avviene in virtù del "piccolo popolo dell'albero". Ai piedi del mio alberello d'argento, infatti, fra i nastri natalizi, dispongo sempre una serie di piccoli personaggi in qualche modo legati al Natale, che ho collezionato attraverso gli anni: ovviamente c'è Babbo Natale e la Befanina, piccoli piccoli, poi c'è il pinguino col cappuccio rosso natalizio, la scimmietta, la maialina e la topina bianca dai neri occhietti brillanti. Stanno tutti lì, sotto l'albero, intorno a una casetta rossa. A sera, a partire da oggi, accenderò le lucine e la magia avrà inizio. So che di notte incredibili cose avvengono sotto il mio alberino...
    Tante volte la ragione se ne va e non ci si può fare niente, si diventa irrimediabilmente ridicoli. Come sempre, però, una bella pagina di letteratura viene in mio soccorso e mi consola, facendomi sentire un po' meno sciocca a causa del mio infantilismo festivo...
     
    "È dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi, come credeva Cebes Tebano che primo in sé lo scoperse, ma lagrime ancora e tripudi suoi. Quando la nostra età è tuttavia tenera, egli confonde la sua voce con la nostra, e dei due fanciulli che ruzzano e contendono tra loro, e, insieme sempre, temono sperano, godono, piangono, si sente un palpito solo, uno strillare e un guaire solo. Ma quindi noi cresciamo, ed egli resta piccolo; noi accendiamo negli occhi un nuovo desiderare, ed egli vi tiene fissa la sua antica serena maraviglia; noi ingrossiamo e arrugginiamo la voce, ed egli fa sentire tuttavia e sempre il suo tinnulo squillo come di campanello. Il quale tintinnio segreto noi non udiamo distinto nell'età giovanile forse così come nella più matura, perché in quella occupati a litigare e perorare la causa della nostra vita, meno badiamo a quell'angolo d'anima d'onde esso risuona. E anche, egli, l'invisibile fanciullo, si perita vicino al giovane più che accanto all'uomo fatto e al vecchio, ché più dissimile a sé vede quello che questi. Il giovane in vero di rado e fuggevolmente si trattiene col fanciullo; ché ne sdegna la conversazione, come chi si vergogni d'un passato ancor troppo recente. Ma l'uomo riposato ama parlare con lui e udirne il chiacchiericcio e rispondergli a tono e grave; e l'armonia di quelle voci è assai dolce ad ascoltare, come d'un usignuolo che gorgheggi presso un ruscello che mormora.
    O presso il vecchio grigio mare. Il mare è affaticato dall'ansia della vita, e si copre di bianche spume, e rantola sulla spiaggia. Ma tra un'ondata e l'altra suonano le note dell'usignuolo ora singultite come un lamento, ora spicciolate come un giubilo, ora punteggiate come una domanda. L'usignuolo è piccolo, e il mare è grande; e l'uno è giovane, e l'altro è vecchio. Vecchio è l'aedo, e giovane la sua ode..."
                                                                                                                                                                                               (G. Pascoli - Il fanciullino)
     
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    (Il mio alberino... Sono appena andata a guardarlo e sembra già un po' più bello: vaneggiamenti...)
    December 07

    Blog

    Pensavo che il mio blog in effetti è un po' strano e forse non sembra nemmeno un blog. A dire il vero, fino a pochissimo tempo fa, non sapevo con esattezza neppure cosa fosse un blog. Da coerente donna premoderna quale sono, non avevo neppure Messenger sul computer, l'ho installato solo di recente con l'unico fine di scambiare due chiacchiere virtuali col mio amico Gabriele, che non riesco a vedere abbastanza spesso.
    In questo preteso blog talvolta scrivo, in sintetiche frasi, quel che mi passa per la testa durante giorno, oppure inserisco immagini non mie, ma di luoghi a me cari, di animali, di esseri fatati. A chi può mai interessare tutto ciò? Ho curiosato un po' in qualche altro blog, così a caso: i più allegri e colorati sono naturalmente quelli delle giovanissime che comunicano con parole e immagini i loro sogni, i loro amori, il loro, ancora fanciullo, entusiasmo per la vita.
    Poi ci sono i blog più seri, quelli degli intellettuali che trascrivono i loro pensieri profondi, i loro racconti o le loro poesie. Qualcuno annuncia un evento nel quale gli è stato conferito un premio lettererario, un altro magari lo auspica. Infine ci sono i blog più comuni, della gente che non pensa più di tanto: non dicono quasi nulla, solo "Ciao, come stai? Io sono qui, cerco nuove amicizie, vienimi a trovare, tanti baci!" e poi una valanga di foto più o meno sorridenti.
    In effetti in quasi tutti i blog, impegnati e non, compaiono a buon diritto le foto dell'autore. Il mio ne è privo. Sono "iconoclasta" nei confronti della mia immagine, almeno nel virtuale, dove si ha, se non altro, la possibilità di non mostrarsi. Così io qui non mi mostro, giacché posso evitarlo. E sarà forse riduttivo e anche un po' vile celare la propria "forma" e manifestare soltanto, a tratti, il proprio umano sentire con un'illustrazione o con "qualche storta sillaba", un po' un non essere... Ma così è il mio trasparente, umbratile essere nel mondo: ama celarsi, negarsi fin quasi a confondersi col non essere...
    Neanche un'immaginina oggi (coerente atteggiamento "iconoclasta"!), ma una splendida poesia di Montale, in conclusione:
     
     Non chiederci la parola
    Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo
    nostro informe, e a lettere di fuoco
    lo dichiari e risplenda come un croco
    perduto in mezzo a un polveroso prato.

    Ah l'uomo che se ne va sicuro,
    agli altri ed a se stesso amico,
    e l'ombra sua non cura che la canicola
    stampa sopra uno scalcinato muro!

    Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
    sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
    Codesto solo oggi possiamo dirti,
    ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

                                                                                                 (E. Montale)

    December 06

    Gatti!

    I gatti dello sfondo del mio blog sono molto simili ai miei: lo stesso musino, gli stessi nasetti, gli stessi baffetti, gli stessi magnifici occhi blu. Sì, sembrano proprio il mio Koko e la mia Yuminicat: che graziosa coincidenza! Forse è segno che in questo blog, oltre a inserire immagini di gatti, dovrò anche parlare di loro. In realtà non è molto facile per me parlare di gatti, ma prima o poi lo farò, o almeno spero...
     
     
    Oa
    December 05

    Cigno

    Fuga dalla falsità, nostalgia di purezza e di schiettezza anche oggi.
    Mi piacerebbe essere un cigno e, come un cigno, contemplare nell'acqua azzurra il riflesso del mio stesso candore...
     
    cigno2
     
                                                                                           
    December 04

    Unicità

    La banalità quotidiana, il non essere che invade le strade, la voglia di evadere da ciò che è comune per ritrovare dimensioni più preziose e autentiche, ma anche il mio tedio per la parola magniloquente, solenne e artefatta, lontana dalla semplicità schietta e pura, come dalla verità, tutto ciò oggi mi ha ricordato i versi di un antico poeta greco: Callimaco. 
     
    “Disprezzo il poema ciclico
    e non stimo la strada che porta la folla or qui or lì;
    odio anche l’amante che a tutti si dona;
    né da una fontana di piazza io bevo;
    mi ripugna tutto ciò che è comune..."
    (Callimaco -A.P. XII 43)
    E ho pensato anche che vorrei incontrare una creatura unica, un unicorno bianco...
    unicornino bianco
    December 02

    La Via e le vie

    Domenica: anche oggi pace e sospensione del pensiero. Mi cullo in immagini belle di mondi incantati, dai colori sfumati, molto lontani...

    Fata nella luna

    Non conosco, temo, la grande Via, il Grande Tao eterno e infinito, ma nella mia dispersione mentale, penso vi siano tante vie, ognuna diversa dall'altra. Per qualcuno c'è una via larga che va sempre avanti, per qualcun altro una via stretta e tortuosa che va un po' avanti, poi si piega e torna un po' indietro.
    Può anche finire così, forse, andando all'indietro come i gamberi, invece che avanti, chi lo sa? E' una via piccola, in fondo, un vicolo, se anche non andasse da nessuna parte, se fosse solo un vicolo cieco, chi mai se ne accorgerebbe? A chi importerebbe? Certo per chi ha orizzonti piccoli come il mio, l'importante è che lungo la via si trovi un rifugio, un cantuccio riparato in cui potersi sottrarre, almeno per un poco, alle tempeste dei tempi.
    C'è una canzone per ogni stato d'animo.
    Depeche Mode: "Walking in my shoes", una delle mie preferite, forse la più mia:
    "...Now I' m not looking for absolution
    Forgiveness for the things I do
    But before you come to any conclusions
    Try walking in my shoes
    Try walking in my shoes
    You'll stumble in my footsteps
    Keep the same appointments I kept
    If you try walking in my shoes
    If you try walking in my shoes..."

    Walking in my shoes

     
    December 01

    Sabato: formiche, ostriche e... fate

    Sabato: fine settimana e primo giorno di dicembre. Novembre se n'è andato via: il tempo velocemente muore, come tutto, ogni attimo muore per non tornare mai più...
    Ma niente pensieri pesanti, oggi: è sabato, c'è aria di leggerezza e di magia. Di sabato e di domenica perfino io mi sento un po' normale. In questi giorni tutti si riposano, sospendono l'attività lavorativa e allora io rientro nella norma, non sono tanto strana. Gli altri giorni, invece, penso all'anormalità della mia vita, al mio lavoro che in realtà non è un lavoro, ma solo una burla, al mio non essere in regola nel mondo. "Borderline.." Oggi però no, non mi importa nulla delle regole del mondo e perfino il mio essere "borderline" passa in secondo piano.
    Me ne sto qui al calduccio, nel mio guscio che mi sta tanto bene addosso, sorda alle voci che vengono da fuori. Me ne sto qui al riparo, con i miei gatti, a scrivere un po' con un tenue sottofondo musicale.
    C'è sempre qualche frammento di letteratura che mi accarezza la mente.
    C'è una bellissima novella di Verga, "Fantasticheria", una delle mie pagine di letteratura preferite, questi due passaggi in particolare:
    "...Vi siete mai trovata, dopo una pioggia di autunno, a sbaragliare un esercito di formiche, tracciando sbadatamente il nome del vostro ultimo ballerino sulla sabbia del viale? Qualcuna di quelle povere bestioline sarà rimasta attaccata alla ghiera del vostro ombrellino, torcendosi di spasimo; ma tutte le altre, dopo cinque minuti di panico e di viavai, saranno tornate ad aggrapparsi disperatamente al loro monticello bruno. - Voi non ci tornereste davvero, e nemmeno io; - ma per poter comprendere siffatta caparbietà, che è per certi aspetti eroica, bisogna farci piccini anche noi, chiudere tutto l'orizzonte fra due zolle, e guardare col microscopio le piccole cause che fanno battere i piccoli cuori. Volete metterci un occhio anche voi, a cotesta lente? voi che guardate la vita dall'altro lato del cannocchiale? Lo spettacolo vi parrà strano, e perciò forse vi divertirà...."
    "...Per le ostriche l'argomento più interessante deve esser quello che tratta delle insidie del gambero, o del coltello del palombaro che le stacca dallo scoglio."
     
    Ho fatto mio da molto tempo "l'deale dell'ostrica" e sono come una formichina aggrappata al mio "monticello bruno", dal quale proprio non voglio staccarmi.
    Orizzonti limitati, che però mi sono divenuti cari.
    Via, via, è sabato! Basta riflettere, di sabato è bello fantasticare, in un giorno così forse potrei anche credere alle fate: fate formiche, fate ostrichette, fate bambine, fate vecchiette: ma quante fatine incontrerò questo sabato, quante mi verranno a trovare qui, sul mio "monticello bruno"?  Sono tutte nelle note delle canzoni, negli occhi blu dei miei gatti... Di sabato riesco a vederle, forse, almeno un po'... 
                                                                                                        fatina1