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March 29 Splendore di PrimaveraLa Primavera è sbocciata, almeno così sembrerebbe, in tutta la sua luminosa bellezza. Oggi mi sono addirittura convertita a un sfondo quasi rosa (non so quanto resisterò...), il che non è proprio da me, mi sto spersonalizzando, forse. Deve essere colpa di tutti questi colori, di tutta questa luce dilagante, che avevo tanto desiderato nel grigiore dei giorni scorsi, ma che ora mi sta lasciando attonita, quasi senza fiato.
Sono proprio quella vecchia fanciulla a cui la splendida fata della primavera improvvisamente sorride, facendole provare a un tempo un'ondata di calda emozione e un brivido di gelida paura.
Forse qualche divinità bizzarra oggi mi trasformerà in pietra, chissà...
Intanto lascio spazio alla bellezza e ai colori...
“Quando l'età avrà devastato questa generazione,
Tu ci sarai ancora, tra nuovi dolori
Non più nostri, amica all'uomo, al quale dirai
'Bellezza è verità, verità bellezza', questo solo
Sulla terra sapete, ed è quanto basta."
(John Keats - Ode Su un'urna greca)
March 27 AlexandrosAlexandros, Alessandro il Grande... quale enorme suggestione mi è sempre venuta da questo personaggio! Sebbene non ami i conquistatori e le guerre di conquista, non ho mai saputo resistere al fascino di Alessandro, certo non l'ho mai considerato alla stregua di un Cesare o di un Napoleone. Al liceo, Plutarco mi parlava di lui, mi descriveva il modo mirabile in cui il giovane macedone aveva domato il suo inseparabile destriero Bucefalo, la violenza con cui, in un accesso d'ira, aveva ucciso l'amico Clito, restando poi devastato dal rimorso. Era il suo sguardo dal duplice colore (un occhio azzurro e uno nero, secondo la leggenda) ad ammaliarmi. Era la sua poliedrica umanità ad incuriosirmi: quella sua furia travolgente capace di trasformarsi, un istante dopo, in dolore inconsolabile; quella sua immensa delusione quando, alle foci dell'Indo, il suo esercito si rifiutò di andare oltre, proprio quel suo desiderio infinito di andare sempre, sempre oltre... Credo fu allora, alle foci dell'Indo, che egli davvero morì, non più tardi, sulla via del ritorno, a Babilonia di febbre, di eccessi di vino o forse avvelenato, non possiamo saperlo con certezza, ma comunque ancora tanto giovane... Infine, oltre la smoderata brama di potere, chi veramente fu Alexandros? Cosa veramente cercò? Quanto amò e chi veramente amò? Efestione, Clito, la bellissima sposa Rossane, la madre Olimpiade... Fra tutto ciò che ho letto, visto e ascoltato su Alessandro Magno, quel che più ha influenzato l'immagine cara che oggi ho di lui è una splendida poesia insieme a una splendida canzone: "Alexandros" di Giovanni Pascoli e "Alessandro e il mare" di Roberto Vecchioni. Ecco com'è per me Alessandro Magno: un uomo che "piange, poi che giunse anelo…", un uomo "così grande fuori, così piccolo dentro…"
G. Pascoli
Alexandros
I
- Giungemmo: è il Fine. O sacro Araldo, squilla! o Pezetèri: errante e solitaria l'ultimo fiume Oceano senz'onda. dentro la notte fulgida del cielo. Fiumane che passai! voi la foresta Montagne che varcai! dopo varcate, Azzurri, come il cielo, come il mare, il sogno è l'infinita ombra del Vero. Oh! più felice, quanto più cammino Ad Isso, quando divampava ai vènti A Pella! quando nelle lunghe sere sempre più lungi, ardea come un tesoro. Figlio d'Amynta! io non sapea di meta soffio possente d'un fatale andare, O squillo acuto, o spirito possente, e il canto passa ed oltre noi dilegua. - E così, piange, poi che giunse anelo: Ché si fa sempre (tale è la sua sorte) Egli ode belve fremere lontano, come trotto di mandre d'elefanti. In tanto nell'Epiro aspra e montana A tarda notte, tra le industri ancelle, Olympiàs in un sogno smarrita le grandi quercie bisbigliar sul monte.
R. Vecchioni
Alessandro e Il Mare
Il tramonto era pieno di soldati ubriachi di futuro tornava bambino, Non un capello fuori posto tornava bambino, E mentre si voltava indietro ![]() March 24 Primavera, dove sei?Giorno ancora festivo bagnato di pioggia, urlante di vento. La primavera sembra molto lontana, l'inverno non cessa di imporre la sua signoria, un raggio di sole baluginante fra le spesse nubi oggi è stato solo una rara occasione...
Alla fine di un giorno così mi viene in mente una bellissima poesia:
L'assiuolo
Dov’era la luna? ché il cielo
notava in un’alba di perla, ed ergersi il mandorlo e il melo parevano a meglio vederla. Venivano soffi di lampi da un nero di nubi laggiù; veniva una voce dai campi: chiù... Le stelle lucevano rare
tra mezzo alla nebbia di latte: sentivo il cullare del mare, sentivo un fru fru tra le fratte; sentivo nel cuore un sussulto, com’eco d’un grido che fu. Sonava lontano il singulto: chiù... Su tutte le lucide vette
tremava un sospiro di vento: squassavano le cavallette finissimi sistri d’argento (tintinni a invisibili porte che forse non s’aprono più?...); e c’era quel pianto di morte... chiù...
(G. Pascoli)
La mente ricorda poesie che evocano un senso di morte, ma il cuore vola altrove...
Primavera, dove sei? Dove ti nascondi? Quando ti deciderai a sbocciare?
Ora ho bisogno dei tuoi colori, cerco immagini che mi parlino di te...
March 23 PasquaPasqua, la festa di primavera tanto attesa è già arrivata.
Per me, come il Natale, questa festività non è altro che un'occasione per ritrovare un po' di quiete e armonia nel mio piccolo universo domestico.
Per curiosità ho raccolto alcune notizie sui tradizionali simboli della Pasqua e le riporto qui di seguito.
L'uso di regalare uova è antichissimo. Sicuramente è legato al fatto che la Pasqua coincide con l'inizio della primavera, originariamente celebrata con riti per la fecondità ed il rinnovamento della natura. L'uovo simboleggia, infatti, la vita che si rinnova.
I primi ad usare l’uovo come oggetto benaugurante furono i Persiani che festeggiavano l'arrivo della primavera con lo scambio di uova di gallina.
Anche nell'antica Roma esistevano tradizioni legate al simbolo delle uova. I Romani erano soliti sotterrare nei campi un uovo dipinto di rosso, simbolo di fecondità e quindi propizio per il raccolto. Ed è proprio con il significato di vita che l'uovo entrò a far parte della tradizione cristiana, richiamando la vita eterna. Nel Medioevo era tradizione regalare uova ai servitori; in Germania le uova venivano donate ai bambini insieme ad altri regali pasquali. La colomba sul piano religioso, oltre a simboleggiare lo Spirito Santo, è legata all'episodio del diluvio universale descritto nella Genesi, quando l'uccellino ritornò da Noè tenendo nel becco un ramoscello di ulivo, un messaggio di pace: il castigo divino era concluso, le acque del diluvio si ritiravavo, iniziava un'epoca nuova per l'umanità. La colomba diventò quindi il simbolo della pace. Per quanto riguarda il dolce lievitato a forma di colomba, si narra che verso la metà del sesto secolo venne offerto ad Alboino, re dei Longobardi, che stava assediando la città di Pavia, un curioso pane lievitato dalla forma di colomba. Era il segnale di una pace tanto desiderata. Questo fu l'inizio della storia della colomba, dolce tipico della tradizione italiana. Il coniglio è un simbolo pasquale molto diffuso negli Stati Uniti e nei paesi dell'Europa settentrionale. Il coniglietto pasquale o "Easter bunny", trae origine dai riti pagani pre-cristiani sulla fertilità. Poichè per tradizione il coniglio e la lepre sono gli animali più fertili in assoluto, essi divennero fin dall'antichità il simbolo del rinnovamento della vita e della primavera. Il coniglio come simbolo della Pasqua sembra avere origine in Germania nel XV secolo, come testimoniano le cronache dell'epoca. I primi dolci e biscotti a forma di coniglio sembra si siano diffusi sempre in Germania ai primi dell'800. Ma a proposito del coniglio: è un gioioso simbolo pasquale da vivo, non in pentola. E' tenero da accarezzare, non da mangiare! Perciò oggi, insieme al mio nuovo amico Alessandro, grido: "don't kill the Easter bunny!", e questo grido vale anche per l'agnello, il capretto e per tutti gli animali che vengono orrendamente massacrati in occasione di questa festività. Infine per me l'uovo di Pasqua (tanto buono da mangiare) è un po' una metafora della vita: raramente racchiude delle belle soprese, molto raramente... ...Comunque auguro a tutti...
March 22 Rose bluRose blu:
blu come i ricordi, come i sogni, come i segreti
come la nostalgia che scende sul cuore ogni sera...
Una splendida rosa blu dedicata a ... tutti. Dedicata anche al poeta che ho amato più di ogni altro, sui cui versi ho versato tante lacrime di commozione: Giacomo Leopardi. A se stesso
Or poserai per sempre, March 21 PrimaveraStagione ambigua ormai la primavera, di dubbia identità: ai suoi esordi ancora tremante dei brividi dell'inverno e un attimo dopo già disfatta dal calore dell'estate. Il primo giorno di primavera, con la sua incertezza, mi ha suggerito questa piccola storia. La vecchia fanciulla La vecchia ha forse mille anni e pensa che ormai la morte si sia dimenticata di lei, al pari della vita.
March 12 Ai gatti: glitter e poesieAi Gatti
Pablo Neruda Ode al Gatto
Gli animali furono
imperfetti, lunghi di coda, plumbei di testa. Piano piano si misero in ordine, divennero paesaggio, acquistarono in grazia, volo. Il gatto, soltanto il gatto apparve completo e orgoglioso: nacque completamente rifinito cammina solo e sa quello che vuole. L'uomo vuol essere pesce e uccello,
il serpente vorrebbe avere le ali, il cane è un leone spaesato, l'ingegnere vuol essere poeta, la mosca studia la rondine, il poeta cerca di imitare la mosca, ma il gatto vuole esser solo gatto dai baffi alla coda, dal fiuto al topo vivo, dalla notte fino ai suoi occhi d'oro. Non c'è unità come la sua,
non hanno la luna o il fiore una tale coesione: è una sola cosa come il sole o il topazio, e l'elastica linea del suo corpo, salda e sottile, è come la linea della prua di una nave. I suoi occhi gialli hanno lasciato una sola scanalatura per gettarvi le monete della notte. Oh piccolo
Imperatore senz'orbe, conquistatore senza patria, minima tigre da salotto, nuziale sultano del cielo delle tegole erotiche, il vento dell'amore nell'aria aperta reclami quando passi e posi quattro piedi delicati sul suolo, fiutando, diffidando di ogni cosa terrestre, perché tutto è immondo per l'immacolato piede del gatto. Oh fiera indipendente
della casa, arrogante vestigio della notte, neghittoso, ginnastico ed estraneo, profondissimo gatto, poliziotto segreto delle stanze, insegna di un irreperibile velluto, probabilmente non c'è enigma nel tuo contegno, forse non sei mistero, tutti sanno di te ed appartieni all'abitante meno misterioso, forse tutti si credono padroni, proprietari, parenti di gatti, compagni, colleghi, discepoli o amici del proprio gatto. Charles Baudelaire
Il Gatto (XXXIV)
Vieni bel gatto, vieni sul mio cuore amoroso; Trattieni i tuoi artigli Ch'io mi sprofondi dentro i tuoi begli occhi d'agata e metallo. Quando a bell'agio le mie dita a lungo Ti carezzan la testa e il dorso elastico, E gode la mia mano ebbra al toccare il tuo corpo elettrico, Vedo in spirito la mia donna: Profondo e freddo come il tuo, il suo sguardo, bestia amabile, Penetra tagliente come fosse una freccia, E dai piedi alla testa Una sottile aria, rischioso effluvio, Tutt'intorno gira al suo corpo bruno. Il Gatto (LI)
Nel mio cervello passeggia come se fosse in casa sua
un bel gatto forte, dolce e grazioso.
Se miagola lo si sente appena,
tanto il suo timbro è tenero e discreto;
ma se la sua voce si allarga o incupisce
essa diviene ricca e profonda.
Sta in questo il suo incanto e il suo segreto.
La voce, che stilla e sgoccia
nel mio intimo più tenebroso,
mi riempie come un verso ritmato
e mi rallegra come un filtro.
Addorme i miei mali più crudeli,
contiene tutte le estasi;
per dire le più lunghe frasi
non ha bisogno di parole.
Non v'è archetto che morda
sul mio cuore, strumento perfetto,
o faccia più regalmente cantare
la sua corda più vibrante,
della tua voce, gatto misterioso,
gatto strano e serafico,
in cui tutto, come in un angelo,
è sottile e armonioso.
I Gatti (LXVI)
I fervidi innamorati e gli austeri dotti amano ugualmente,
nella loro età matura, i gatti possenti e dolci, orgoglio della casa, come loro freddolosi e sedentari. Amici della scienza e della voluttà, ricercano il silenzio e Prendono, meditando, i nobili atteggiamenti delle grandi le loro reni feconde sono piene March 09 Glitter!!!Ieri avevo scritto due righe sulla festa della donna, ma, dopo aver riletto, ho preferito cancellare l'intervento. Non significava nulla, l'avevo scritto tanto per fare qualcosa, ma non me ne importava assolutamente nulla della festa della donna. Ieri ero tutta pervasa da una smania di superficialità ed è proprio per questo che, vagabondando nel Web con occhio molto superficiale, ho scoperto il... Mondo Glitter!
Sono l'ultima arrivata, come sempre. I blog dei giovanissimi sono da tempo pieni di queste graziose immaginine luccicanti che catturano gli occhi e la fantasia, trasportandoli in un mondo rosato, molto soft. Le avevo viste sbirciando ogni tanto qua e là, assecondando quella mia occasionale voglia di superficialità giovanile che, comincio a sospettarlo, appartiene forse al mio io più autentico o forse collima semplicemente col fatto che mi vivo un po' male la mia età, il problema del "tempus fugit"...
Le avevo viste, sì, ma mi chiedevo da dove venissero fuori, dove le trovassero, insomma, questi giovanissimi. Ieri ho scoperto che ci sono gli appositi siti e ne sono rimasta abbagliata, il mio sguardo superficiale avido di cosette brillanti, il mio occhio di gazza ladra non poteva trovare di meglio.
C'è tutto in Glitter: ci sono i personaggi, questi topetti fantastici (ma saranno topetti?) con i piedoni e gli occhi languidi:
Ci sono i nomi, anche il mio!
C'è l'affetto, l'amore e l'amizia:
Ci sono i fiori e i baci:
Ci sono le frasi, anche qualcuna simpatica, per quanto un po' scontata:
I cartoni animati, che io adoro da sempre:
E naturalmente le immagini riflesse di fate, di sirene, di belle fanciulle (brutte ovviamente no, che senso avrebbe "glitterarle"?)
Insomma c'è di tutto e di più, tutto quel che serve per appagare uno sguardo da gazza ladra superficiale. In pratica mi sono messa a fare la ragazzina, lo posso fare per una volta almeno qui, in questo spazio virtuale, visto che non posso più farlo nella vita (sarebbe disdicevole...), visto che quando ero veramente ragazzina tutto questo "Glitter" non c'era, non c'era quasi niente di luccicante, era quasi tutto opaco e monocromo. Riempire il mio blog di Glitter sarà un po' una vendetta sul "tempus fugit"...
Certo ci vorrebbe uno sfondo rosa, il Glitter va d'accordo col rosa... ma io ho un rapporto strano col colore rosa: mi stanca molto visivamente, tuttavia, se lo incontro, non posso fare a meno di fissarlo. Insomma mi ammalia e mi snerva.
Infine non credo che mi convertirò mai a uno sfondo rosa, nemmeno per non pensare al "tempus fugit", ma intanto, almeno per oggi, Glitter, giovanissima, superficialissima GLITTERMANIA!!!
March 05 Poesie antiche...E' molto che non scrivo nulla qui: poco tempo, poca fantasia. Fortuna che c'erano le parole dei miei amici a riempire il vuoto del mio silenzio. In questi ultimi giorni ho spiegato, diciamo meglio, ho provato a spiegare un poeta come Catullo ad alcuni liceali. Mi entusiasmo forse troppo quando parlo di certi poeti, non riesco a contenere l'emozione e i ragazzi se ne accorgono, ne restano un po' spiazzati, finiscono per trovarmi buffa, se non ridicola. Quando poi chiudo i libri, mi viene voglia di nasconderle in uno scrigno d'oro, certe poesie, uno scrigno adorno di gemme preziose e di perle, come quello che Alessandro Magno trovò fra i tesori di Dario e che poi destinò alla custodia dei poemi omerici. Uno scrigno d'oro per celarle, per sottrarle all'incomprensione, alla moderna ironia... E' vero, sono istintivamente gelosa dei miei poeti. Tuttavia a volte, la sera, lascio un libro aperto sul tavolo: se per caso una creatura della notte, una fatina o un folletto, passasse di qui, troverebbe qualcosa di veramente magico da leggere e se ne delizierebbe... Ieri sera ho lasciato un libro aperto su queste due perle di poesie. Si commentano da sole ed è superfluo tradurle...
Ille mi par Ille mi par esse deo videtur, ille, si fas est, superare divos, qui sedens adversus identidem te spectat et audit dulce ridentem, misero quod omnis eripit sensus mihi: nam simul te, Lesbia, aspexi, nihil est super mi
lingua sed torpet, tenuis sub artus flamma demanat, sonitu suopte tintinant aures, gemina et teguntur lumina nocte.
Otium, Catulle, tibi molestum est: otio exsultas nimiumque gestis: otium et reges prius et beatas perdidit urbes. (Catullo - LI) Iucundum Iucundum, mea vita, mihi proponis amorem hunc nostrum inter nos perpetuumque fore. di magni, facite ut vere promittere possit, atque id sincere dicat et ex animo, ut liceat nobis tota perducere vita aeternum hoc sanctae foedus amicitiae. (Catullo - CIX) Però hai ragione, Davide, una piccola traduzione può servire a tutti, anche se questi testi tradotti perdono sempre così tanto...
Comunque eccola qui, insieme a un'altra piccola immagine incantata...
LI. Mi sembra simile... quando ti vedo, Lesbia, non mi resta voce
CIX. Felice |
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