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    March 29

    Splendore di Primavera

    La Primavera è sbocciata, almeno così sembrerebbe, in tutta la sua luminosa bellezza. Oggi mi sono addirittura convertita a un sfondo quasi rosa (non so quanto resisterò...), il che non è proprio da me, mi sto spersonalizzando, forse. Deve essere colpa di tutti questi colori, di tutta questa luce dilagante, che avevo tanto desiderato nel grigiore dei giorni scorsi, ma che ora mi sta lasciando attonita, quasi senza fiato.
    Sono proprio quella vecchia fanciulla a cui la splendida fata della primavera improvvisamente sorride, facendole provare a un tempo un'ondata di calda emozione e un brivido di gelida paura.
    Forse qualche divinità bizzarra oggi mi trasformerà in pietra, chissà...
    Intanto lascio spazio alla bellezza e ai colori...
     
    “Quando l'età avrà devastato questa generazione,
     Tu ci sarai ancora, tra nuovi dolori 
     Non più nostri, amica all'uomo, al quale dirai 
     'Bellezza è verità, verità bellezza',  questo solo
    Sulla terra sapete, ed è quanto basta." 
    (John Keats - Ode Su un'urna greca)
     
    March 27

    Alexandros

    Alexandros, Alessandro il Grande... quale enorme suggestione mi è sempre venuta da questo personaggio! Sebbene non ami i conquistatori e le guerre di conquista, non ho mai saputo resistere al fascino di Alessandro, certo non l'ho mai considerato alla stregua di un Cesare o di un Napoleone.

    Al liceo, Plutarco mi parlava di lui, mi descriveva il modo mirabile in cui il giovane macedone aveva domato il suo inseparabile destriero Bucefalo, la violenza con cui, in un accesso d'ira, aveva ucciso l'amico Clito, restando poi devastato dal rimorso. Era il suo sguardo dal duplice colore (un occhio azzurro e uno nero, secondo la leggenda) ad ammaliarmi. Era la sua poliedrica umanità ad incuriosirmi: quella sua furia travolgente capace di trasformarsi, un istante dopo, in dolore inconsolabile; quella sua immensa delusione quando, alle foci dell'Indo, il suo esercito si rifiutò di andare oltre, proprio quel suo desiderio infinito di andare sempre, sempre oltre...

    Credo fu allora, alle foci dell'Indo, che egli davvero morì, non più tardi, sulla via del ritorno, a Babilonia di febbre, di eccessi di vino o forse avvelenato, non possiamo saperlo con certezza,  ma comunque ancora tanto giovane...

    Infine, oltre la smoderata brama di potere, chi veramente fu Alexandros? Cosa veramente cercò? Quanto amò e chi veramente amò?

    Efestione, Clito, la bellissima sposa Rossane, la madre Olimpiade...

    Fra tutto ciò che ho letto, visto e ascoltato su Alessandro Magno, quel che più ha influenzato l'immagine cara che oggi ho di lui è una splendida poesia insieme a una splendida canzone: "Alexandros" di Giovanni Pascoli e "Alessandro e il mare" di Roberto Vecchioni.

    Ecco com'è per me Alessandro Magno: un uomo che "piange, poi che giunse anelo…", un uomo "così grande fuori, così piccolo dentro…" 

     

    G. Pascoli

    Alexandros

    I

    - Giungemmo: è il Fine. O sacro Araldo, squilla!
    Non altra terra se non là, nell'aria,
    quella che in mezzo del brocchier vi brilla,

    o Pezetèri: errante e solitaria
    terra, inaccessa. Dall'ultima sponda
    vedete là, mistofori di Caria,

    l'ultimo fiume Oceano senz'onda.
    O venuti dall'Haemo e dal Carmelo,
    ecco, la terra sfuma e si profonda

    dentro la notte fulgida del cielo.
    II

    Fiumane che passai! voi la foresta
    immota nella chiara acqua portate,
    portate il cupo mormorìo, che resta.

    Montagne che varcai! dopo varcate,
    sì grande spazio di su voi non pare,
    che maggior prima non lo invidïate.

    Azzurri, come il cielo, come il mare,
    o monti! o fiumi! era miglior pensiero
    ristare, non guardare oltre, sognare:

    il sogno è l'infinita ombra del Vero.
    III

    Oh! più felice, quanto più cammino
    m'era d'innanzi; quanto più cimenti,
    quanto più dubbi, quanto più destino!

    Ad Isso, quando divampava ai vènti
    notturno il campo, con le mille schiere,
    e i carri oscuri e gl'infiniti armenti.

    A Pella! quando nelle lunghe sere
    inseguivamo, o mio Capo di toro,
    il sole; il sole che tra selve nere,

    sempre più lungi, ardea come un tesoro.
    IV

    Figlio d'Amynta! io non sapea di meta
    allor che mossi. Un nomo di tra le are
    intonava Timotheo, l'auleta:

    soffio possente d'un fatale andare,
    oltre la morte; e m'è nel cuor, presente
    come in conchiglia murmure di mare.

    O squillo acuto, o spirito possente,
    che passi in alto e gridi, che ti segua!
    ma questo è il Fine, è l'Oceano, il Niente...

    e il canto passa ed oltre noi dilegua. -
    V

    E così, piange, poi che giunse anelo:
    piange dall'occhio nero come morte;
    piange dall'occhio azzurro come cielo.

    Ché si fa sempre (tale è la sua sorte)
    nell'occhio nero lo sperar, più vano;
    nell'occhio azzurro il desiar, più forte.

    Egli ode belve fremere lontano,
    egli ode forze incognite, incessanti,
    passargli a fronte nell'immenso piano,

    come trotto di mandre d'elefanti.
    VI

    In tanto nell'Epiro aspra e montana
    filano le sue vergini sorelle
    pel dolce Assente la milesia lana.

    A tarda notte, tra le industri ancelle,
    torcono il fuso con le ceree dita;
    e il vento passa e passano le stelle.

    Olympiàs in un sogno smarrita
    ascolta il lungo favellìo d'un fonte,
    ascolta nella cava ombra infinita

    le grandi quercie bisbigliar sul monte.

     

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    R. Vecchioni

    Alessandro e Il Mare

    Il tramonto era pieno di soldati ubriachi di futuro
    fra i dadi le bestemmie e il sogno di un letto più sicuro;
    ma quando lui usciva dalla tenda non osavano
    nemmeno guardare:
    sapevano che c'era la sua ombra sola davanti al mare.
    Poi l'alba era tutta un fumo di cavalli,
    gridi e risate nuove;
    dove si va, passato il Gange,
    Generale, parla, dicci solo dove:
    e lui usciva dalla tenda bello come la mattina il sole:
    come in una lontana leggenda,
    perduta chissà dove...

    tornava bambino,
    e tornava bambino,
    quando stava da solo a giocare nei viali
    di un immenso giardino;
    la fontana coi pesci
    dai riflessi d'argento,
    che poteva soltanto guardarla,
    mai buttarcisi dentro.

    Non un capello fuori posto
    mentre entrava a cavallo nel mare,
    e il cuore, il cuore gli batteva addosso
    come a una donna che si va a sposare;
    e tutti lo seguirono cantando
    senza nemmeno sospettare,
    e gli andarono dietro contenti
    di dover annegare.

    tornava bambino,
    e tornava bambino,
    quando stava da solo a giocare nei viali
    di un immenso giardino;
    la fontana coi pesci
    dai riflessi d'argento
    che poteva solo guardarla
    mai buttarcisi dentro.

    E mentre si voltava indietro
    non aveva niente da vedere;
    e mentre si guardava avanti
    niente da voler sapere;
    ma il tempo di tutta una vita
    non valeva quel solo momento:
    Alessandro, così grande fuori, così piccolo dentro.  


     

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    March 24

    Primavera, dove sei?

    Giorno ancora festivo bagnato di pioggia, urlante di vento. La primavera sembra molto lontana, l'inverno non cessa di imporre la sua signoria, un raggio di sole baluginante fra le spesse nubi oggi è stato solo una rara occasione...
    Alla fine di un giorno così mi viene in mente una bellissima poesia:
     L'assiuolo
    Dov’era la luna? ché il cielo
    notava in un’alba di perla,
    ed ergersi il mandorlo e il melo
    parevano a meglio vederla.
    Venivano soffi di lampi
    da un nero di nubi laggiù;
    veniva una voce dai campi:
    chiù...
    Le stelle lucevano rare
    tra mezzo alla nebbia di latte:
    sentivo il cullare del mare,
    sentivo un fru fru tra le fratte;
    sentivo nel cuore un sussulto,
    com’eco d’un grido che fu.
    Sonava lontano il singulto:
    chiù...
    Su tutte le lucide vette
    tremava un sospiro di vento:
    squassavano le cavallette
    finissimi sistri d’argento
    (tintinni a invisibili porte
    che forse non s’aprono più?...);
    e c’era quel pianto di morte...
    chiù...
    (G. Pascoli)
       
    La mente ricorda poesie che evocano un senso di morte, ma il cuore vola altrove...
    Primavera, dove sei? Dove ti nascondi? Quando ti deciderai a sbocciare?
    Ora ho bisogno dei tuoi colori, cerco immagini che mi parlino di te...

    Glitter Graphics

    Glitter Fairy Graphics

    March 23

    Pasqua

    Pasqua, la festa di primavera tanto attesa è già arrivata. 
    Per me, come il Natale, questa festività non è altro che un'occasione per ritrovare un po' di quiete e armonia nel mio piccolo universo domestico.
    Per curiosità ho raccolto alcune notizie sui tradizionali simboli della Pasqua e le riporto qui di seguito.
     
    L'uso di regalare uova è antichissimo. Sicuramente è legato al fatto che la Pasqua coincide con l'inizio della primavera, originariamente celebrata con riti per la fecondità ed il rinnovamento della natura. L'uovo simboleggia, infatti, la vita che si rinnova. 
    I primi ad usare l’uovo come oggetto benaugurante furono i Persiani che festeggiavano l'arrivo della primavera con lo scambio di uova di gallina.
    Anche nell'antica Roma esistevano tradizioni legate al simbolo delle uova. I Romani erano soliti sotterrare nei campi un uovo dipinto di rosso, simbolo di fecondità e quindi propizio per il raccolto. Ed è proprio con il significato di vita che l'uovo entrò a far parte della tradizione cristiana, richiamando la vita eterna.
    Nel Medioevo era tradizione regalare uova ai servitori; in Germania le uova venivano donate ai bambini insieme ad altri regali pasquali.

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    La colomba sul piano religioso, oltre a simboleggiare lo Spirito Santo, è legata all'episodio del diluvio universale descritto nella Genesi, quando l'uccellino  ritornò da Noè tenendo nel becco un ramoscello di ulivo, un messaggio di pace: il castigo divino era concluso, le acque del diluvio si ritiravavo, iniziava un'epoca nuova per l'umanità. La colomba diventò quindi il simbolo della pace. 

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    Per quanto riguarda il dolce lievitato a forma di colomba, si narra che verso la metà del sesto secolo venne offerto ad Alboino, re dei Longobardi, che stava assediando la città di Pavia, un curioso pane lievitato dalla forma di colomba. Era il segnale di una pace tanto desiderata. Questo fu l'inizio della storia della colomba, dolce tipico della tradizione italiana.

    Il coniglio è un simbolo pasquale molto diffuso negli Stati Uniti e nei paesi dell'Europa settentrionale. Il coniglietto pasquale o "Easter bunny", trae origine dai riti pagani pre-cristiani sulla fertilità. Poichè per tradizione il coniglio e la lepre sono gli animali più fertili in assoluto, essi divennero fin dall'antichità il simbolo del rinnovamento della vita e della primaveraIl coniglio come simbolo della Pasqua sembra avere origine in Germania nel XV secolo, come testimoniano le cronache dell'epoca. I primi dolci e biscotti a forma di coniglio sembra si siano diffusi sempre in Germania ai primi dell'800.
    Furono gli immigrati tedeschi e olandesi che portarono in America la tradizione, secondo la quale il coniglietto pasquale porta un cesto di uova colorate ai bambini che si sono comportati bene. Ma dato che è un po' dispettoso, le nasconde tra l'erba e i cespugli del giardino.

    Ma a proposito del coniglio: è un gioioso simbolo pasquale da vivo, non in pentola. E' tenero da accarezzare, non da mangiare! Perciò oggi, insieme al  mio nuovo amico Alessandro, grido: "don't kill the Easter bunny!", e questo grido vale anche per l'agnello, il capretto e per tutti gli animali che vengono orrendamente massacrati in occasione di questa festività. 

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    Infine per me l'uovo di Pasqua (tanto buono da mangiare) è un po' una  metafora della vita: raramente racchiude delle belle soprese, molto raramente...

     
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    ...Comunque auguro a tutti...
     
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    March 22

    Rose blu

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    Rose blu:
    blu come i ricordi, come i sogni, come i segreti
    come la nostalgia che scende sul cuore ogni sera...

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    Una splendida rosa blu dedicata a ... tutti. 

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    Dedicata anche al poeta che ho amato più di ogni altro, sui cui versi ho versato tante lacrime di commozione: Giacomo Leopardi.

    A se stesso 

     Or poserai per sempre,
    Stanco mio cor. Perì l'inganno estremo,
    Ch'eterno io mi credei. Perì. Ben sento,
    In noi di cari inganni,
    Non che la speme, il desiderio è spento.
    Posa per sempre. Assai
    Palpitasti. Non val cosa nessuna
    I moti tuoi, nè di sospiri è degna
    La terra. Amaro e noia
    La vita, altro mai nulla; e fango è il mondo
    T'acqueta omai. Dispera
    L'ultima volta. Al gener nostro il fato
    Non donò che il morire. Omai disprezza
    Te, la natura, il brutto
    Poter che, ascoso, a comun danno impera
    E l'infinita vanità del tutto.

    March 21

    Primavera

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    Stagione ambigua ormai la primavera, di dubbia identità: ai suoi esordi ancora tremante dei brividi dell'inverno e un attimo dopo già disfatta dal calore dell'estate. Il primo giorno di primavera, con la sua incertezza, mi ha suggerito questa piccola storia.

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    La vecchia fanciulla

    La vecchia ha forse mille anni e pensa che ormai la morte si sia dimenticata di lei, al pari della vita. 
    All’inizio della primavera, esce esitante dalla sua casetta oscura nascosta nel cuore dell’inverno.
    Esce nel suo piccolo giardino splendente di raggi di sole, di fiori e di farfalle dai vividi colori.  Non ricorda più il tepore del sole, i colori dei fiori e delle farfalle, conosce solo il grigio profondo del suo inverno lungo e stanco.
    Un raggio di  sole le accarezza ora le rughe del volto, s’insinua nelle sue membra intorpidite, dolcemente le ricrea.
    Nel tiepido abbraccio di luce, la vecchia dimentica se stessa e il suo antico inverno, socchiude gli occhi, respira, riapre gli occhi e scopre l'incanto d’una rosa appena sbocciata.
    Tende la mano avvizzita per sfiorare la freschezza del fiore, al suo tocco incerto un petalo si stacca dalla corolla, lento le cade nel palmo della mano.
    La vecchia sente d’aver ferito il fiore e ne soffre. Le sfugge una lacrima, scivola sul petalo di rosa, scintilla di sole.
    Nella sua grande lacrima, la vecchia si vede riflessa come in uno specchio: si scopre giovane, bella come non ricorda d’esser mai stata, si riconosce in una fanciulla dai lunghi capelli lucenti, che danza su un tappeto di petali di rosa e sorride fra voli di farfalle.
    La vecchia sorride, la vecchia millenaria, a primavera, è una bella fanciulla danzante…
    Una nuvola oscura il sole all’improvviso, la primavera rabbrividisce d’un ultimo soffio di gelo invernale.
    La vecchia fanciulla trema e vuole fuggire, tornare nel suo inverno di morte, lontano da quelle bugiarde visioni di vita svanite in una nuvola di primavera.
    Così piange con piccole lacrime e quelle lacrime non sono più lucidi specchi, ma pioggia di sale. 
    La pioggia di sale disfa il petalo di rosa nel palmo della sua mano, corrode il suo vecchio cuore fanciullo.
    Una giovane dea capricciosa, passando di lì nel suo rapido volo verso le dimore celesti, s’accorge del piccolo dramma di quel giorno di primavera, ne ride e ne prova pietà. 
    Dal suo scherno e dalla sua compassione scaturisce il prodigio.
    In un fulmineo bagliore la vecchia fanciulla diviene una statua di marmo dall’aspetto cangiante: nel sole, sorridente fanciulla che danza; nell’ombra, misera vecchia che piange.
    La giovane dea sorride del suo prodigio e passa oltre.
    La statua della vecchia fanciulla rimane lì, nel cuore della primavera, ambiguo monito d’una divinità bizzarra alla più grave delle umane colpe: il non saper vivere, né morire.

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    March 12

    Ai gatti: glitter e poesie

    cestmicetti

    gattoalato 

     
    Ai Gatti

    Pablo Neruda
     
    Ode al Gatto
    Gli animali furono
    imperfetti, lunghi
    di coda, plumbei
    di testa.
    Piano piano si misero
    in ordine,
    divennero paesaggio,
    acquistarono in grazia, volo.
    Il gatto,
    soltanto il gatto apparve completo
    e orgoglioso:
    nacque completamente rifinito
    cammina solo e sa quello che vuole.
    L'uomo vuol essere pesce e uccello,
    il serpente vorrebbe avere le ali,
    il cane è un leone spaesato,
    l'ingegnere vuol essere poeta,
    la mosca studia la rondine,
    il poeta cerca di imitare la mosca,
    ma il gatto
    vuole esser solo gatto
    dai baffi alla coda,
    dal fiuto al topo vivo,
    dalla notte fino ai suoi occhi d'oro.
    Non c'è unità come la sua,
    non hanno
    la luna o il fiore
    una tale coesione:
    è una sola cosa
    come il sole o il topazio,
    e l'elastica linea del suo corpo,
    salda e sottile, è come
    la linea della prua di una nave.
    I suoi occhi gialli
    hanno lasciato una sola
    scanalatura
    per gettarvi le monete della notte.
    Oh piccolo
    Imperatore senz'orbe,
    conquistatore senza patria,
    minima tigre da salotto, nuziale
    sultano del cielo
    delle tegole erotiche,
    il vento dell'amore
    nell'aria aperta
    reclami
    quando passi
    e posi
    quattro piedi delicati
    sul suolo,
    fiutando,
    diffidando
    di ogni cosa terrestre,
    perché tutto
    è immondo
    per l'immacolato piede del gatto.
    Oh fiera indipendente
    della casa, arrogante
    vestigio della notte,
    neghittoso, ginnastico
    ed estraneo,
    profondissimo gatto,
    poliziotto segreto
    delle stanze,
    insegna
    di un
    irreperibile velluto,
    probabilmente non c'è
    enigma
    nel tuo contegno,
    forse non sei mistero,
    tutti sanno di te ed appartieni
    all'abitante meno misterioso,
    forse tutti si credono
    padroni,
    proprietari, parenti
    di gatti, compagni,
    colleghi,
    discepoli o amici
    del proprio gatto.

    mic

     
    Charles Baudelaire
     
    Il Gatto (XXXIV)
     Vieni bel gatto, vieni sul mio cuore amoroso;
    Trattieni i tuoi artigli
    Ch'io mi sprofondi dentro i tuoi begli occhi d'agata e metallo.

    Quando a bell'agio le mie dita a lungo
    Ti carezzan la testa e il dorso elastico,
    E gode la mia mano ebbra al toccare il tuo corpo elettrico,

    Vedo in spirito la mia donna:
    Profondo e freddo come il tuo, il suo sguardo, bestia amabile,
    Penetra tagliente come fosse una freccia,

    E dai piedi alla testa
    Una sottile aria, rischioso effluvio,
    Tutt'intorno gira al suo corpo bruno.
     
     
    Il Gatto (LI)
    Nel mio cervello passeggia
    come se fosse in casa sua
    un bel gatto forte, dolce e grazioso.
    Se miagola lo si sente appena,
     
    tanto il suo timbro è tenero e discreto;
    ma se la sua voce si allarga o incupisce
    essa diviene ricca e profonda.
    Sta in questo il suo incanto e il suo segreto.
     
    La voce, che stilla e sgoccia
    nel mio intimo più tenebroso,
    mi riempie come un verso ritmato
    e mi rallegra come un filtro.
     
    Addorme i miei mali più crudeli,
    contiene tutte le estasi;
    per dire le più lunghe frasi
    non ha bisogno di parole.
     
    Non v'è archetto che morda
    sul mio cuore, strumento perfetto,
    o faccia più regalmente cantare
    la sua corda più vibrante,
     
    della tua voce, gatto misterioso,
    gatto strano e serafico,
    in cui tutto, come in un angelo,
    è sottile e armonioso.
      
    I Gatti (LXVI)
    I fervidi innamorati e gli austeri dotti amano ugualmente,
    nella loro età matura, i gatti possenti e dolci, orgoglio
    della casa, come loro freddolosi e sedentari.

    Amici della scienza e della voluttà, ricercano il silenzio e
    l'orrore delle tenebre; l'Erebo li avrebbe presi per funebri
    corsieri se mai avesse potuto piegare al servaggio la loro fierezza.

    Prendono, meditando, i nobili atteggiamenti delle grandi
    sfingi allungate in fondo a solitudini, che sembrano
    addormirsi in un sogno senza fine:

    le loro reni feconde sono piene
    di magiche scintille e di frammenti aurei;
    come sabbia.

    micioalato 
     

    March 09

    Glitter!!!

    Ieri avevo scritto due righe sulla festa della donna, ma, dopo aver riletto, ho preferito cancellare l'intervento. Non significava nulla, l'avevo scritto tanto per fare qualcosa, ma non me ne importava assolutamente nulla della festa della donna. Ieri ero tutta pervasa da una smania di superficialità ed è proprio per questo che, vagabondando nel Web con occhio molto superficiale, ho scoperto il... Mondo Glitter!
    Sono l'ultima arrivata, come sempre. I blog dei giovanissimi sono da tempo pieni di queste graziose immaginine luccicanti che catturano gli occhi e la fantasia, trasportandoli in un mondo rosato, molto soft. Le avevo viste sbirciando ogni tanto qua e là, assecondando quella mia occasionale voglia di superficialità giovanile che, comincio a sospettarlo, appartiene forse al mio io più autentico o forse collima semplicemente col fatto che mi vivo un po' male la mia età, il problema del "tempus fugit"...
    Le avevo viste, sì, ma mi chiedevo da dove venissero fuori, dove le trovassero, insomma, questi giovanissimi. Ieri ho scoperto che ci sono gli appositi siti e ne sono rimasta abbagliata, il mio sguardo superficiale avido di cosette brillanti, il mio occhio di gazza ladra non poteva trovare di meglio.
    C'è tutto in Glitter: ci sono i personaggi, questi topetti fantastici (ma saranno topetti?) con i piedoni e gli occhi languidi:
    immagini59 immagini12
    miscelanea22
    Ci sono i nomi, anche il mio!
     
    nomi_mary
    C'è l'affetto, l'amore e l'amizia:
    immagini10love2immagini11immagini13
     

     

     
    Ci sono i fiori e i baci:
    fiore  lipglitter1lipglitter2
    Ci sono le frasi, anche qualcuna simpatica, per quanto un po' scontata:
     
    frasi1
     
    I cartoni animati, che io adoro da sempre:

                     immagini29immagini35

    immagini9

    immagini52immagini56
    E naturalmente le immagini riflesse di fate, di sirene, di belle fanciulle (brutte ovviamente no, che senso avrebbe "glitterarle"?)

    riflesse6  riflesse_4

     
    Insomma c'è di tutto e di più, tutto quel che serve per appagare uno sguardo da gazza ladra superficiale. In pratica mi sono messa a fare la ragazzina, lo posso fare per una volta almeno qui, in questo spazio virtuale, visto che non posso più farlo nella vita (sarebbe disdicevole...), visto che quando ero veramente ragazzina tutto questo "Glitter" non c'era, non c'era quasi niente di luccicante, era quasi tutto opaco e monocromo.  Riempire il mio blog di Glitter sarà un po' una vendetta sul "tempus fugit"...
    Certo ci vorrebbe uno sfondo rosa, il Glitter va d'accordo col rosa... ma io ho un rapporto strano col colore rosa: mi stanca molto visivamente, tuttavia, se lo incontro, non posso fare a meno di fissarlo. Insomma mi ammalia e mi snerva.
    Infine non credo che mi convertirò mai a uno sfondo rosa, nemmeno per non pensare al "tempus fugit", ma intanto, almeno per oggi, Glitter, giovanissima, superficialissima GLITTERMANIA!!!
     
     

    March 05

    Poesie antiche...

    E' molto che non scrivo nulla qui: poco tempo, poca fantasia. Fortuna che c'erano le parole dei miei amici a riempire il vuoto del mio silenzio.

    In questi ultimi giorni ho spiegato, diciamo meglio, ho provato a spiegare un poeta come Catullo ad alcuni liceali. Mi entusiasmo forse troppo quando parlo di certi poeti, non riesco a contenere l'emozione e i ragazzi se ne accorgono, ne restano un po' spiazzati, finiscono per trovarmi buffa, se non ridicola. 

     Quando poi chiudo i libri, mi viene voglia di nasconderle in uno scrigno d'oro, certe poesie, uno scrigno adorno di gemme preziose e di perle, come quello che Alessandro Magno trovò fra i tesori di Dario e che poi destinò alla custodia dei poemi omerici. Uno scrigno d'oro per celarle, per sottrarle all'incomprensione, alla moderna ironia...  E' vero, sono istintivamente gelosa dei miei poeti. 

     Tuttavia a volte, la sera, lascio un libro aperto sul tavolo: se per caso una creatura della notte, una fatina o un folletto, passasse di qui, troverebbe qualcosa di veramente magico da leggere e se ne delizierebbe...

    Ieri sera ho lasciato un libro aperto su queste due perle di poesie. Si commentano da sole ed è superfluo tradurle...

     

     Ille  mi par

    Ille  mi par esse deo videtur,

    ille, si fas est, superare divos,

    qui sedens adversus identidem te

        spectat et audit

    dulce ridentem, misero quod omnis

    eripit sensus mihi: nam simul te,

    Lesbia, aspexi, nihil est super mi

     

    lingua sed torpet, tenuis sub artus

    flamma demanat, sonitu suopte

    tintinant aures, gemina et teguntur

        lumina nocte.

     

    Otium, Catulle, tibi molestum est:

    otio exsultas nimiumque gestis:

    otium et reges prius et beatas

        perdidit urbes.

                                                     (Catullo -  LI)
     

    Iucundum

    Iucundum, mea vita, mihi proponis amorem

        hunc nostrum inter nos perpetuumque fore.

    di magni, facite ut vere promittere possit,

        atque id sincere dicat et ex animo,

    ut liceat nobis tota perducere vita

        aeternum hoc sanctae foedus amicitiae.

                                                                                            (Catullo - CIX)

     
    fata che legge  
     
    Però hai ragione, Davide, una piccola traduzione può servire a tutti, anche se questi testi tradotti perdono sempre così tanto...
    Comunque eccola qui, insieme a un'altra piccola immagine incantata...
     

    LI.  Mi sembra simile...
    Mi sembra simile ad un dio,
    se e lecito, mi sembra superare gli dei,
    lui che sedendo di fronte a te di momento in momento ti
      guarda e ti ascolta
    ridere dolcemente, cosa che toglie
    a me infelice tutti i sensi:

    quando ti vedo, Lesbia, non mi resta voce
    ma la lingua si blocca, sotto le membra una sottile
    fiamma scorre, del loro stesso suono
    tintinnano le orecchie, gli occhi  si velano di notte.


    L'ozio, Catullo, ti rovina:
    nell'ozio ti agiti e smani troppo;
    l'ozio in passato ha distrutto re
       e città felici.

     

    CIX. Felice
    Mi proponi, vita mia,  che questo
        amore sarà felice ed eterno.
    Dei grandi, fate che possa prometterlo veramente,
       e che lo dica sinceramente e col cuore
    perché ci sia lecito serbare per tutta la vita
        questo eterno patto di sacro affetto.

     
    fly