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    April 15

    La regina e il cavaliere - My fall will be for you

     

                                                                      La regina e il cavaliere  -  My fall will be for you 

     

    La regina era pazza e il re lo sapeva, ma non se ne crucciava. L’aveva sposata alcuni anni prima solo per assicurarsi l’alleanza di un altro regno assai potente. Quell’ombrosa principessa ben presto gli aveva dato un figlio maschio, l’erede che voleva, di altro ormai non gli importava e si godeva beatamente il suo grande potere e la sua cortigiana favorita.

    Lasciava che la consorte si consumasse, come desiderava, nella sua follia mesta e silenziosa che le impediva di sorridere, di amare la vita, l’amore e persino il proprio figlio.

    Del resto, la sua condotta non era disdicevole per la corte e ormai nessuno badava più ai suoi luttuosi abiti neri, alla sua aria austera e assente, al suo sguardo perso chissà dove, nel suo non essere. Lo stesso sguardo che offuscava l’azzurro delle sue iridi quella sera, durante il grandioso banchetto.

    Alla reggia c’erano ospiti nuovi e illustri giunti da lontano, fra loro un nobile cavaliere copertosi di gloria con le sue eroiche gesta in guerra…

     

    La regina trasalì impercettibilmente quando i suoi occhi incontrarono quelli dell’inatteso ospite. Nessuno si avvide del suo turbamento, neppure il cavaliere che a sua volta ben celava il proprio.

    In una non lontana gioventù erano stati appassionati amanti, prima che lui partisse per la guerra, prima che lei sposasse il re.

    Ricordi di giorni felici assalirono le menti di entrambi, ricordi legati al mare.

    Nuotavano felici fra i flutti dell’oceano, al chiarore argenteo della luna …

     

    We used to swim the same moonlight waters

    Oceans away from the wakeful day…*

     

    Il cavaliere distolse lo sguardo per primo, la regina continuò a fissarlo, una specie di ghigno sul volto pallido e severo.

    Non aveva più voluto vederlo quando aveva scoperto che lui aveva già una moglie, in un paese vicino.

    Era partito all’improvviso, per una qualche guerra, chissà dove.

    Allora lei aveva cominciato a cadere giù, sempre più giù, in un abisso oscuro che era diventato la sua dimora abituale. Aveva sposato un principe per il quale non provava nulla, che l’aveva voluta in moglie solo per motivi politici e che poco tempo dopo era divenuto re.

    Di essere regina non le era mai importato. Aveva caro solo il suo abisso denso di follia. Non sapeva ancora di condividerlo col suo antico amante, non sapeva che i loro cuori avevano sempre sanguinato insieme…

     

    My fall will be for you

    My love will be in you

    If you be the one to cut me

    I’ll bleed forever…*

     

    Ora lui era tornato, aveva preso una nuova, giovanissima moglie, dopo la morte della prima. Una fanciulla di terre lontane, dorata, bellissima, con uno sguardo trasognato e un po’ smarrito…

     

    “Nessuno di noi poteva sapere”, pensava la regina. “Io non sapevo che stasera sarebbe venuto qui, lui non sapeva che mi avrebbe trovata qui, regina, il re non sa che la sua folle moglie ben conosce quel glorioso guerriero. Beffarda  nescienza…”

    Egli era già lì, davanti a lei, s’inchinava invitandola a danzare.

    Il re sorrise con un’ombra di scherno: la regina non danzava mai…

    Invece ora lei accettò, sorprendentemente. Si avviò col nobiluomo verso il centro della sala, in un frusciare di vesti nere.

    Sostenne fieramente il suo sguardo nella danza, lesse sul suo volto bruno i segni di cruente battaglie, il tormento d’una piaga mai sanata nell’anima.

    Sentì i suoi confusi pensieri: “Ti dicono pazza, perché? Perché sei tanto mutata? E i tuoi capelli… scioglili subito, ti prego…Voglio vederti ancora come quando noi…”

    Infine fu lei ad abbassare gli occhi. Non pronunciarono una sola parola.

     

    I’ll bleed forever…*

     

    Scappò via nella notte, verso la scogliera. Sapeva che nessuno se ne sarebbe stupito: la corte era abituata al dileguarsi immotivato della regina nel bel mezzo d’un convito.

    Da uno scoglio a picco sul mare, fissava l’acqua d’inchiostro, respirava avidamente la brezza e l’odore del mare. Si strappò via con furia i fermagli d’argento dai lunghi capelli d’ebano, come obbedendo a un comando prepotente dentro la sua anima.

    Avvertì la presenza di lui alle sue spalle, non si mosse, attese che fosse lui a farla voltare dolcemente verso di sé. I loro occhi d’un identica sfumatura turchina s’incatenarono avidamente gli uni agli altri.

    Il cavaliere parlò per primo, con voce atona: “Trovarvi qui, sposata con lui…”

    Gli rispose fiera: “Io vi seppi sposato molto tempo fa…”

    Egli le strinse le spalle: “Non riuscivo a dirtelo, avevo paura di perderti, come infatti avvenne, ma non amavo che te…”

    “Te ne andasti senza una parola…”

    “Non mi avresti ascoltato.”

    “E’ vero…”

    Lei si volse a guardare il mare, con un sospiro leggero e mesto. Lui seguì il suo sguardo, perso nel rimpianto del passato, nelle memorie che il profumo del mare gli riportava…

     

    Scent of the sea before the waking of the world

    Brings me to thee

    Into the blue memory…*

     

    Avrebbe voluto precipitare nell’oceano con lei in quello stesso istante.

    Sentì che gli occhi spietati della regina erano tornati a trapassarlo:

    “Ora con la vostra nuova moglie sarete felice. E’ bella, giovane...”

    “E voi con lui…”, le rispose la sua voce roca d’astio. “Gli hai dato un figlio!”

    Lei sorrise sprezzante: “Come quella sposa bambina ne darà presto uno a te.”

    “Ti odio…”, pronunciarono all’unisono con fraudolenta sincerità.

    Poi si baciarono a lungo, con l’ incandescente passione d’un tempo.

    “Ti amo, ti amo”, le sussurrò lui fra i capelli, delirante, stringendola fin quasi a toglierle il fiato. “Non ho mai dimenticato…”

    “Non ho mai dimenticato…”, ripeté lei in un mormorio assorto.

    E già spuntava l’alba.

    “La ucciderò…”, disse semplicemente lei, staccandosi dall’uomo e guardandolo con sicurezza.

    Egli annuì rassegnato: “E io ucciderò lui.”

    “Qui, domani notte”, sentenziò la regina. “Ciascuno col proprio pugnale ancora lordo di sangue. E poi sia quel che sia!”

    “Sia quel che sia”, scandì piano il cavaliere.

    Il sole si levava lento nel cielo, lei fece per fuggire via; egli la trattenne ancora un istante per un braccio: “Lascia sempre sciolti i tuoi capelli…”

     

    Nel cuore della notte, la regina percorreva rapida e silenziosa gli oscuri meandri del palazzo, in cerca della stanza del cavaliere, sapendo di trovarvi la sua sposa addormentata.

    Aveva la certezza che, in quello stesso momento, lui stava vagando alla ricerca della camera reale, con un pugnale stretto nella destra come lei, con la sua stessa folle determinazione.

    Raggiunse la stanza, entrò senza esitare, si avvicinò al letto.

    La fanciulla dormiva come un angelo. Nell’oscurità appena rischiarata dalla flebile luce d’una fiaccola i suoi capelli d’oro scintillavano.

    La regina si chinò piano su di lei, contemplò la sua carnagione fresca e rosea tanto simile a quella del proprio figlio che non era mai riuscita ad amare. Chiuse gli occhi e strinse il pugnale affilato nella mano. Sarebbe stato facile…

     

    Il cavaliere entrò nella stanza del re che, ebbro di vino, era sprofondato in un sonno pesante e russava fragorosamente.

    Lo osservò a lungo, ricordando la loro giovanile goliardia, i vividi colori e il clamore dei  tornei…

    Non doveva guardare, non doveva ricordare, doveva solo agire alla svelta, con la risolutezza che gli era propria nell’uccidere. Sollevò lentamente il pugnale…

     

    Il vento soffiava forte sulla scogliera, il mare era in tempesta. Entrambi riuscirono a trascinarsi fin là, raccogliendo le loro ultime forze.

    La regina era arrivata per prima, si era fermata sull’orlo dello scoglio. Spruzzi d’acqua salata sul volto gelido.

    Il cavaliere, avvicinandosi a lei nel buio, percepì l’odore acre del sangue.

    “L’ha fatto”, pensò rabbrividendo. “Implacabile come solo lei sa essere…”

    La regina, mentre egli le si avvicinava nel buio, percepì l’odore acre del sangue.

    “L’ha fatto”, pensò rabbrividendo.“Implacabile come solo lui sa essere…”

    Si fronteggiarono, barcollando. La luce lunare baluginava fra le nubi gonfie di pioggia. Nessuno dei due stringeva ancora nella mano il suo pugnale insanguinato, solo la  macchia scarlatta che si allargava sulle loro vesti svelava la presenza della morte.

    Agonizzanti, si fissarono con occhi prima increduli, poi colmi di disperato amore.

    “Non ho saputo fare altro…”, mormorarono in un unico sospiro.

    Il cavaliere sorrise debolmente, la regina si scoprì all’improvviso molto fragile e le lacrime le salirono agli occhi.

    “Voglio…voglio tornare a quel tempo”, singhiozzò. “Quando eravamo giovani…felici…Ti prego riportami là…era maggio, il sole brillava sul mare…”

     

    Redeem me into childhood

    Show me myself without the shell

    Like the advent of May

    I’ll be there when you say

    Time to never hold our love…*

     

    Il cavaliere annuì appena e trovò ancora la forza per tendere le braccia e stringerla a sé.

    Lei si sentì finalmente al sicuro, al caldo, sebbene avesse tanto freddo, e sorrise di sollievo, mentre il fiotto di sangue che sgorgava della sua ferita si mesceva al sangue di lui.

    Nessun altro desiderio.

    Vacillarono, ormai non c’era più tempo, se non per un fuggevole sfiorarsi di labbra, per un ultimo sguardo d’amore.

    Poi chiusero gli occhi già velati dalle tenebre della morte, lasciandosi cadere avvinghiati giù dalla scogliera.

    E precipitare insieme, morendo, fu come volare per sempre sul mare…

     

    My fall will be for you

    My love will be in you

    You were the one to cut me

    So I’ll bleed forever…*

     

     

    * Nightwish - Ghost Love Score   http://www.youtube.com/watch?v=0VF0BlXP-0Y

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    April 12

    Pasqua

     

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    Pasqua:

    dolce giornata desiderosa di pace e serenità. Si sta senza parole, dopo il funesto tremare della terra, un po' trasognati e sospesi come timidi coniglietti fra l'erba rugiadosa, come pulcini quasi implumi usciti dalle uova appena schiuse...