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Tallulah - Even in death
Tallulah, It’s easier to live alone than fear the time it’s over. Tallulah, find the words and talk to me, oh, Tallulah, this could be… heaven...*
Tallulah se ne stava nell’ombra. Una principessa dalla pelle di luna e i lunghi capelli neri sempre avvolta nell’ombra. Donna regale solo di nome, data in sposa per un patto tra famiglie. Un marito sconosciuto, incurante di lei, lontano, perso nelle battute di caccia, nei banchetti, nello sfarzo della reggia. Tallulah, dal suo angolo oscuro del corridoio, nelle sue vesti non principesche, spiava la biblioteca. Era un uomo di timida e riservata aristocrazia il bibliotecario, il conte Arvid, nobile decaduto a vita più dimessa. Scriveva non solo lunghi cataloghi di libri, ma anche piccole storie di fantasia che parlavano del mare, di fate dell’acqua, di draghi marini e palazzi sommersi. Tallulah lo sapeva, lo aveva spiato in segreto. Ora la principessa entrò nella grande biblioteca, egli balzò in piedi per riverirla. Lei avrebbe gradito minor deferenza. “Anch’io a volte scrivo”, gli disse in un soffio. “Storie di sogni, come voi…” Egli trasalì impercettibilmente, con la mano smosse le pergamene sul grande tavolo, quasi a voler nascondere qualcosa. “Come lo sapete…?” “Vi ho spiato”, disse la principessa con semplicità e gli tese un breve manoscritto: una storia scritta da lei. Egli non lo prese, lei lo lasciò cadere sul tavolo. “Lo leggerete per compiacermi…”, sussurrò. Veloce la sua mano rapì dal tavolo il manoscritto di lui. “Ma non è finito…”, obbiettò debolmente il bibliotecario. “Io credo lo sia”. Lei si voltò e andò via in fretta. Cominciò così quel segreto scambio di scritti fra loro. Scambio di sogni, di sospiri, di desideri inconfessati. Tallulah sapeva che presto lui sarebbe andato via e non sarebbe durato a lungo quel dolce colloquio delle loro anime, che le risvegliava ogni giorno il cuore come da un sonno senza fine. Non voleva pensarci per non morire, non ancora...
Wake me up Wake me up inside I can’t wake up Wake me up inside Save me Call my name and save me from the dark Wake me up Bid my blood to run I can’t wake up Before I come undone Save me Save me from the nothing I’ve become Bring me to life…* *
Si incontravano talvolta nei corridoi bui del castello, si comunicavano gioia ed esitazione in un lungo sguardo muto, in un rapido sfiorarsi di mani nel furtivo scambio d’una pergamena fittamente scritta. Non un sorriso, non una parola fra loro. Talvolta, al tramonto, si trovavano insieme sulla torre più alta del castello a guardare il mare che entrambi amavano. Senza parlare, fissavano le prime stelle, la loro sfolgorante bellezza riflessa nell’acqua. Il conte Arvid pensava a terre lontane ove un giorno il mare, le stelle e la fortuna l’avrebbero condotto. La principessa Tallulah, pur amando il blu profondo del mare in cui avrebbe voluto perdersi, ne odiava la forza inesorabile che, lo sapeva, avrebbe portato il conte lontano da lei. Una sera furono molto vicini, a lei parve di sentir sussurrare il suo cuore…
Remember when we used to look how sun sets far away? And how you said: "this is never over" I believed your every word and I guess you did too But now you´re saying : "hey, let´s think this over…" *
Così gli sfiorò la mano, poi la strinse nella sua, lo attirò a sé, gli offrì le labbra, si baciarono per un istante infinito. Subito dopo egli l’allontanò bruscamente da sé, fuggì via turbato. Lei sperò che non si voltasse, che non la vedesse piangere. Lui sperò che lei non l’avesse visto piangere…
You take my hand and pull me next to you, so close to you I have a feeling you don't have the words I found one for you, kiss it seems, say bye, and walk away Don´t look back cause I am crying… *
Quella stessa sera la principessa trovò un altro manoscritto presso l’uscio della propria stanza. Parlava d’un marinaio che prendeva il mare per raggiungere paesi lontani, portando con sé nel cuore il ricordo d’una donna che non poteva avere. Allora capì che la separazione era imminente e non volle accettarla. Scrisse la storia d’una principessa che si toglieva la vita gettandosi dalla torre più alta del castello per un amore non corrisposto. Il suo spirito senza pace vagava negli abissi marini per l'eternità… Lasciò il manoscritto in biblioteca, poi corse alla torre. Era notte, il vento soffiava forte dal mare, penetrandole sotto la pelle. Lei guardava giù, il mare d’inchiostro che s'infrangeva fragoroso contro la scogliera, e si sentiva già precipitare. Sporgersi, sporgersi ancora un po’ di più e… “No!” Le braccia del conte intorno alla vita, il suo sospiro fra i lunghi capelli d’ebano: “Non saltare, non per me, non lo fare…” Restarono lì per tutta la notte. Lui si sentiva esausto e sapeva che non avrebbe potuto trattenerla per sempre, perché doveva andar via. Fu sul punto di saltare per lei…
I scream in to the night for you Don't make it true Don't jump The lights will not guide you through They're deceiving you Don't jump Don't let memories go Of me and you The world is down there Out of view Please don't jump Don't jump And if all that can't hold you back I'll jump for you... * **
Ma ormai era l’alba. Allo spuntar del sole lei comprese che era tutto vano, si ritrasse dal parapetto, si sciolse dall’abbraccio del conte, lo prese per mano, pian piano scese con lui dalla torre. Si separarono senza una parola. Quella mattina stessa egli partì. Dalla spiaggia, lei guardò la nave allontanarsi sul mare, fino a divenire piccina piccina, sparendo all’orizzonte. Allora gettò in mare la sua ultima storia. Parlava d’una principessa triste, abbandonata dall’uomo che amava, desiderosa di morire, ma rimasta in vita solo perché lui glielo aveva chiesto. La pergamena sparì fra le onde, da quel giorno Tallulah non scrisse più nulla e cominciò a invecchiare, persa nel ricordo del conte…
I've woken now to find myself In the shadows of all I have created I'm longing to be lost in you I have woken now to find myself I'm lost in shadows of my own I'm longing to be lost in you Away from me… * ***
Passarono molti anni. La principessa ebbe dei figli dal marito che non amava e che non l’amava, poi divenne regina e, col re suo consorte, regnò su quel paese tranquillo, mentre i suoi figli crescevano belli e forti.
Tallulah, it’s easier to live alone than fear the time it’s over… *
Il conte Arvid, lei pensava, aveva trovato ciò che cercava in una terra lontana: la ricchezza, la gloria, forse l’amore. Di certo non si ricordava più di lei e forse nemmeno lui aveva più scritto storie di sogni e di magie… Al tramonto, l’ormai vecchia regina Tallulah, indugiava sulla spiaggia, guardando assorta il mare appena increspato da onde leggere. I tre principini, suoi nipoti, giocavano sulla sabbia accanto a lei. Un’ondata portò a riva una bottiglia, i bambini la raccolsero, la portarono alla nonna, poi tornarono ai loro giochi. Il cuore di Tallulah sussultò, presago… C’era qualcosa nella bottiglia: una pergamena arrotolata e scolorita, che le rivelò una grafia ormai quasi illeggibile, ma per lei chiarissima. Un messaggio da un altro mondo! “La nave sta affondando, tutti si affannano alla ricerca d’una salvezza ormai perduta. Io scrivo ancora, finché posso scrivo. Tallulah, mio infelice amore, queste mie ultime parole sono per te, se mai il mare te le porterà. Fui folle ad andar via, a lasciarti sola, a non comprendere quanto ti volessi. Ora è tardi, tra poco sarò laggiù, nell’abisso, senza vita, ma porterò con me l’amore che in vita non ho saputo darti e lo conserverò almeno in morte. Laggiù, in quei regni incantati, di cui tante volte ho scritto nelle mie favole, so che vivrà, forse un drago marino lo proteggerà e forse tu un giorno…” Lo scritto si interrompeva bruscamente. Le vecchia Tallulah lascio cadere sulla sabbia la logora pergamena e fissò il mare con tranquillità. “Anche in morte…”, pensò soltanto. I principini erano troppo presi dai loro giochi e non s’accorsero di nulla. Quando infine s’avvidero che la nonna non era più accanto a loro, guardarono verso il mare, appena in tempo per vederla scomparire fra le onde, nera figura fra i flutti violacei. Attoniti e muti, rimasero a fissare l’acqua scura: ne proveniva ora una melodia dolce e mesta - forse il canto d’una pietosa sirena?- il cui senso i piccoli principi non potevano comprendere…
I will stay forever here with you, my love The softly spoken words you gave me Even in death our love goes on And I can't love you, anymore than I do... People die, but real love is forever. * ****
* Sonata Arctica - Tallulah ** Evanescence - Bring Me To Life *Sonata Arctica - Tallulah *Sonata Arctica - Tallulah ***Tokio Hotel - Don’t Jump ****Evanescence - Away From Me *Sonata Arctica - Tallulah *****Evenescence - Even In Death
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