Mary's profile× .·**·.¸(¯`·.¸ *.Mary A...PhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    July 14

    La perla - Ocean Soul

    Questo è un racconto che ho scritto tanto tempo fa. Era molto più lungo, aveva un altro titolo, era diverso per vari aspetti. In questi ultimi giorni sto ascoltando le canzoni dei Nightwish, in particolare la bellissima "Ocean Soul". Così mi è venuto naturale riprendere in mano il mio antico racconto e rielaborarlo alla luce di questa musica. Qui di seguito il risultato di tale rielaborazione...

     

    Nightwish

     

    La perla - Ocean Soul

     

    La perla era di rara bellezza, apparteneva al mare e al mare voleva tornare. Invece splendeva del suo candore opalescente sulla fronte d’una giovane principessa dalla mente vuota, pendendo da un filo d’oro che passava fra i suoi capelli.

    Ylenia era una fanciulla esile, dalla lunghissima chioma d’ebano, la carnagione diafana, gli enormi occhi chiari persi in un’inquietante fissità, nella contemplazione di una realtà lontana, nota a lei sola.

    Forse proprio a causa di quella perla, che fin da bambina portava sulla fronte, la sua povera anima ottenebrata era tanto attratta dal mare, dal mare di notte, soprattutto. Ogni sera un’ancella doveva scortarla fino alla riva e lei sedeva a lungo sulla sabbia, dove le onde arrivavano appena a lambirle la veste, e guardava assente il movimento dell’acqua scura, restando muta e immobile, come sempre.

    Quella sera il palazzo era in festa. Si celebrava il fidanzamento di Aela, la sorella maggiore di Ylenia, con il principe Ywain, venuto a prenderla in sposa da terre lontane, non bagnate dal mare.

    Il principe Ywain, terminata una danza con la fidanzata, stava attraversando la sala per avvicinarsi ai sovrani.

    Il suo sguardo fu catturato dall’esile figura di Ylenia, che spiccava sullo sfondo dell’arazzo viola, nella sua bianca veste ricamata d’argento, col suo manto di lunghi capelli neri dalle strane sfumature blu, che le scendeva sulle spalle leggermente curve.

    Il principe conosceva la triste storia della follia di Ylenia.

    Si fermò ad osservare la fanciulla con un misto di pena e di curiosità: che misteriosa, eterea creatura… Gli parve avvolta in una strana luce, come se appartenesse ad un altro mondo, e guardò i suoi immensi occhi di cristallo, che l’oltrepassarono senza vederlo.

    Vi lesse una totale inconsapevolezza di sé e di quanto la circondava. Ylenia si staccò dall’arazzo e attraversò la sala, dirigendosi lentamente verso le porte. Il principe Ywain restò immobile e trattenne il respiro, mentre lei gli passava accanto silenziosa. Il profumo di viola che emanava dai suoi capelli lo inebriò… Si ritrovò a seguirla fuori dal palazzo, nell’oscurità, fino alla spiaggia.

    Là, lei sedette tranquillamente a riva, come di consueto, nello sciabordio delle onde leggere.

    Con cautela Ywain le si avvicinò, le sedette accanto, restò un poco a contemplarla in silenzio, mentre l’ancella restava in disparte.

    Il volto di lei era appagato, sereno. Devozione nei suoi occhi fissi sul mare. La perla sulla sua fronte risplendeva d’una luminosità innaturale.

    Anima del mare, creatura del mare, come la sua perla…

    Ywain iniziò a percepire i pensieri più profondi di Ylenia: la sua immensa solitudine, le sue smarrite emozioni, il suo bisogno infinito di unirsi con le onde del mare...

     

    Long hours of loneliness

    Between me and the sea

    Losing emotion

    Finding devotion

    Should I dress in white and search the sea

    As I always wished to be  one with the waves

    Ocean Soul *

     

    Il principe aveva perso se stesso, non sapeva per quale motivo si trovasse lì, ma sentiva di dover restare. La ragazza non aveva mai parlato, mai comunicato in alcun modo con nessuno in vita sua, lui lo sapeva. Ora avvenne un fatto sorprendente: lei lo guardò con quei suoi occhi di cristallo, inclinando un poco la testa da un lato, gli sorrise con ineffabile dolcezza e poi… gli parlò.

    “Ywain…”, sussurrò pianissimo e toccò la perla sulla sua fronte.

    Egli intuì immediatamente il suo desiderio: restituire la perla al mare. Annuì e l’aiutò a liberarla dal filo d’oro che la tratteneva. Le loro mani si incontrarono: quella di lei era piccola, fresca e morbida come la seta. Le mani forti di Ywain guidarono dolcemente quelle tremanti di Ylenia verso i flutti, per affidare la perla al mare, per farla tornare a casa sua.

    “Ritroverà il suo bellissimo mondo”, pensò con sollievo Ylenia, e Ywain comprese quel suo pensiero come se lei lo avesse espresso ad alta voce.

    Devozione…

     

    Walking the tideline

    I hear your name

    Is angels wispering

    Something so beautiful it hurts

    I only wished to become something beautiful

    Through my music, through my silent devotion.*

     

    La strinse forte a sé, la sentì fremere di gioia e passione, le sollevò il volto e la baciò a lungo… finché la consapevolezza non lo colpì.

    Era folle!

    Fuggì via, la lasciò lì, sulla riva, tenera e immobile. Non si voltò a guardarla, scappò via con la sensazione d’aver trafitto a morte una creatura fragile e d’averla lasciata là, sepolta sotto la sabbia.

    Non doveva più pensarci.

    La sua promessa sposa, i sovrani a palazzo…

    Nel buio cortile del castello, inciampò in un mendicante cieco. Fece per oltrepassarlo, quello lo trattenne per il mantello.

    “Aspetta, principe, ascolta, non puoi più sposare Aela, è Ylenia la donna del tuo destino!”

    Trasalì: “Che dici, vecchio? Che ne sai, tu?”

    “Ti ho visto con lei sulla spiaggia, ho sentito…”

    Lo spinse via: “Ma se sei cieco!”

    “Sono un veggente, ho una vista più acuta di quella degli occhi. Ascoltami, so che tu hai sentito il suo pensiero e questo accade solo quando due persone sono destinate…”

    Ywain non intendeva ascoltare ulteriormente simili deliri. Corse via, maledicendo il vecchio che continuava a biascicare: “Lei solo con te potrebbe…”

     

    Il principe Ywain sposò l’indomani stesso la principessa Aela in magnifiche nozze. Ylenia vi assistette silenziosa e assente, accanto ai suoi genitori. Il suo volto non tradiva alcuna consapevolezza, alcuna emozione.

    Sulla sua fronte la perla iridescente non c’era più e tutti pensarono semplicemente che la povera creatura l’avesse persa.

    Solo un attimo prima di partire con la sposa per il suo paese lontano dal mare, il principe Ywain le rivolse uno sguardo furtivo: “Addio, mia dolce follia”, sussurrò mestamente il suo cuore.

     

    Qualche mese dopo giunse la notizia: la principessa Ylenia, eludendo chissà come la sorveglianza delle ancelle, si era tolta la vita, annegandosi in mare in una notte di tempesta.

    Forse fu in quel momento che Ywain cominciò a impazzire.

    In quei mesi si era mostrato uno sposo felice, ma il suo cuore era sempre stato inquieto, il suo pensiero costantemente rivolto al mare, a quei brevi momenti con Ylenia, a quel fondersi dei loro pensieri. E gli era sembrato spesso, di notte, di risentire la sua piccola voce pronunciare in un sorriso il suo nome, fra il mormorio delle onde…

     

    Walking the tideline

    I hear your name

    Is angels wispering

    Something so beautiful it hurts…*

     

    Ora dovette concentrarsi sulla moglie: fingeva di consolarla, di asciugare le sue lacrime, ma pensava al modo di fuggire verso il mare.

    Aela avrebbe voluto correre dai genitori a condividere il loro dolore. Il marito glielo vietò, adducendo come scusa il suo stato di gravidanza, a cui il lungo viaggio avrebbe potuto nuocere.

    Sarebbe andato lui.

    Partì immediatamente, ma non andò mai alla reggia.

    Smontò da cavallo in riva al mare, nel luogo in cui era stato con Ylenia, quella notte. Era notte anche ora. Guardò i flutti agitati con aria di sfida. “Ylenia …”, mormorò stravolto dallo struggente desiderio di stringerla ancora tra le braccia. “Mio dolcissimo, folle amore, ti ritroverò anche nelle profondità degli abissi e saremo ancora una cosa sola…”

    La ragione l’aveva del tutto abbandonato.

    Sedette a riva in attesa, restò lì immobile nel freddo per un tempo infinito.

    Quando la luna uscì dalle dense nubi, egli la vide.

    “Ywain …”

    Mentre emergeva lentamente dalle onde, la creatura appariva come una figura eterea avvolta da una nebbia leggera che rendeva i suoi contorni sfumati. Ywain la riconobbe subito: era lei, Ylenia, la sua dolce ossessione, la sua follia, nella veste bianca ricamata d’argento, con la pelle diafana e i lunghissimi capelli neri dalle sfumature blu.

    Ywain si diresse lentamente verso l’apparizione, come in un sogno, invocando il nome di lei, udendo la sua voce che lo chiamava.

    “Ylenia, amore mio, sono qui.”

    E lei sorrise, reclinando il capo da un lato con infinita dolcezza, come quella notte...

    Ywain tese la mano per toccarla, ma la sua mano attraversò la figura immateriale, perdendosi dolorosamente nel vuoto.

    Con un lieve gemito, l’apparizione si dileguò sotto i suoi occhi dilatati e sgomenti.

    Ywain si gettò con furia verso le onde, gridando disperatamente: Ylenia!”

    Ma nessuna voce gli rispondeva più.

    Crollò in ginocchio nella sabbia, restando così, esausto, finché una voce alle sue spalle non lo indusse a voltarsi.

    Era il vecchio mendicante cieco: “Ora se n’è andata, figlio mio.”

    Ywain si precipitò verso di lui, lo prese per le spalle: “Vecchio, tu sai tutto, dunque dammi una spiegazione! Io l’ho vista, era là, era la mia Ylenia!”

    “Sì, era lei, ma ora è solo uno spirito che non riesce a trovare la pace nel nulla che segue l’ultimo respiro. E’ rimasta qui, nel luogo in cui si è tolta la vita, ed è soprattutto il tuo accorato ricordo di lei a impedirle di staccarsi definitivamente da questo mondo.”

    “Uno spirito…”, ripeté Ywain assorto. “Sembrava così reale… Ho cercato di toccarla ed è svanita.”

    “Non puoi toccarla, lei non ha più un corpo materiale”, disse gravemente il vecchio.

    Un lampo attraversò gli occhi allucinati di Ywain: “Ma se la sua anima non è ancora sprofondata nel nulla, forse è possibile ricondurla in vita! Vecchio, ti scongiuro, usa tutta la tua magia e riportala da me!”

    “Vaneggi. Nessuna magia può ridarle la vita, e tu lo sai.”

    Ywain lasciò andare il cieco e gridò con voce strozzata: “Ma allora che devo fare? Io non posso più esistere  senza di lei!”

    “Non puoi far nulla. Puoi soltanto tornare al tuo palazzo, dai tuoi cari, e sforzarti di dimenticare”, fu la quieta risposta del veggente.

    Gli occhi di Ywain lo fulminarono, ma egli infine finse di assecondarlo, soltanto per liberarsi di lui.

     “Sì”, gli rispose seccamente. “Lo farò, ma non subito. Voglio vederla ancora una volta. Adesso va’ via, lasciami solo.”

     

    Rimase per giorni e notti lì sulla spiaggia, senz'altro riparo che il proprio mantello, senza cibo, senz’acqua, dimentico di tutto, fuorché delle apparizioni di Ylenia.

    Ogni sera, al sorgere della luna, si predisponeva in attesa. Non cercava più di toccare l’eterea figura, si accontentava di contemplarla.

    Lei gli apparve ancora in riva al mare, con un lieve sorriso sul volto pallido, tenendo fra le mani la sua perla lucente per restituirla agli abissi.

    Quella visione gli strappò un brandello d’anima, poi si dileguò.

    La sera successiva lei gli si mostrò nuovamente seduta sulla riva, avvolta nel suo mesto candore. Piangeva, gridando disperata un nome: “Ywain!”.

    Quella visione gli strappò un altro brandello d’anima, poi si dileguò.

    Infine gli apparve di spalle, mentre scendeva lentamente in mare, curva, a capo chino, barcollando fra le onde alte, fino a scomparire nell’acqua nera.

    Nel mare spariva l’immagine della fanciulla, solo il mare restava negli occhi folli di Ywain.

    L’ultimo brandello della sua anima fu strappato via violentemente da quell’ultima visione.

    Cadde a terra in ginocchio, con gli occhi sbarrati. Rimase a lungo così, immobile, inerte. Infine crollò in avanti, bocconi nella sabbia.

    Nell’ululato rauco del mare, la voce flebile di lei: “Ywain …”

     

    Le guardie di palazzo cercavano il principe Ywain scomparso da giorni. Lo trovarono in riva al mare, avvolto nel suo mantello nero.

    Nessuno comprese mai la ragione della sua morte.

    Lo seppellirono in mare, fu la moglie a volere così, come per uno strano presagio.

    Il mare lo accolse benevolo e finalmente lo accompagnò da lei…

     

    ...As I always wished to be  one with the waves

    Ocean Soul *

     

    * Nightwish - Ocean Soul

     

           Image and video hosting by TinyPic

     

    July 12

    Sunny

    Una vecchia, bellissima canzone dedicata al sole splendente di questa magica estate, che troppo in fretta sta trascorrendo con la sua calda, evanescente magia... 

    Sunny  (Boney M)

    Sunny, yesterday my life was filled with rain.
    Sunny, you smiled at me and really eased the pain.
    The dark days are gone, and the bright days are here,
    My sunny one shines so sincere.
    Sunny one so true, I love you.

    Sunny, thank you for the sunshine bouquet.
    Sunny, thank you for the love you brought my way.
    You gave to me your all and all.
    Now I feel ten feet tall.
    Sunny one so true, I love you.

    Sunny, thank you for the truth you let me see.
    Sunny, thank you for the facts from a to c.
    My life was torn like a windblown sand,
    And the rock was formed when you held my hand.
    Sunny one so true, I love you.

    Sunny

    Sunny, thank you for the smile upon your face.
    Sunny, thank you for the gleam that shows its grace.
    Youre my spark of natures fire,
    Youre my sweet complete desire.
    Sunny one so true, I love you.

    Sunny, yesterday my life was filled with rain.
    Sunny, you smiled at me and really eased the pain.
    The dark days are gone, and the bright days are here,
    My sunny one shines so sincere.
    Sunny one so true, I love you.

    I love you.
    I love you.
    I love you...

                             

    July 01

    Scendendo...

    Questo racconto trae ispirazione (oltre che dal gran caldo di questi giorni) da due canzoni degli Evanescence e soprattutto dai relativi video: "Call me when you're sober" e "Lithium" ( rispettivi links su Yuotube: http://www.youtube.com/v/izYIO9VtjUs&hl=it - http://www.youtube.com/v/DGrD3ECzqAg&hl=it). Le foto inserite, tratte dagli stessi video, sono di Amy Lee, la bella e brava cantante del gruppo (http://www.evanescence.com/). A proposito, ho sentito dire che si confeziona da sola quei suoi splendidi costumi... Sarà vero???  Per il resto... sono i soliti deliri della mia immaginazione estiva di certo un po' troppo infervorata...

     

    Scendendo...

    Caldo afoso di inizio luglio. Asfalto infuocato. Sole incandescente.
    Insensata desolazione…
    Eppure lei amava l’estate, ne era stata un tempo una fervida adoratrice.
    Un tempo…ora mestamente la subiva con sofferenza, forse perché ormai stava invecchiando.
    Lei camminava faticosamente verso una fermata d’autobus.
    Andare via… ma dove in quell’inclemente mattinata estiva?
    Lei viveva distante sia dal mare che dai monti, lontana da qualsiasi oasi di fresco refrigerio, sepolta nel torrido grigiore d’una periferia urbana. Ovunque avesse voluto andare, le sarebbe stato necessario un lungo viaggio e gli autobus, i treni sarebbero stati inferni di calore.
    La neve, la magia d’una cascata d’alta montagna… vaneggiamenti!
    Sarebbe stato già difficile trovare una fontanella in quell’inesorabile savana cittadina.
    Gli altri: così diversi da lei... Non davano segno di soffrire il caldo, non davano segno di soffrire nulla. Camminavano sicuri sotto il sole, sorridenti e abbronzati: uomini divini, donne divine dalla pelle del colore del bronzo.
    La sua pelle sotto il sole rivelava un diafano pallore invernale. La maglietta rossa che aveva indossato quel giorno contrastava vivamente con la sua carnagione incolore.
    Lei sapeva di essere brutta.
    Li sentiva ridere, gli altri, forse ridevano di lei, del suo pallore, della sua goffaggine.
    Incrociò lo guardo carico di scherno d’un giovane uomo: le parve che con i suoi occhi verdi le leggesse dentro, che indovinasse la sua angoscia.
    Ne provò vergogna.
    Una fontanella: un miraggio! Acqua fresca sulle mani bianche, sul viso sfatto. Stille di sollievo.
    Un cane randagio vecchio e macilento trovava il suo stesso sollievo nella freschezza di quell’acqua.
    Allora lei dimenticò ogni ritegno e si sedette a terra, sull’asfalto di fuoco. Non le importava più nulla di raggiungere il mare o la montagna. Voleva solo star lì, vicino a quella piccola fonte d’acqua benevola, ad accarezzare quel povero animale assetato, solo e derelitto come lei.
    Sentiva ancora su di sé lo sguardo di derisione del giovane uomo-dio dalla pelle di bronzo: non gliene importava più nulla.
    Il cane prese a farle le feste, lei rise, continuando a carezzarlo con una mano e passandosi l’altra umida d’acqua fra i bruni capelli corti e arruffati.
    Penetrante sensazione di fresco in tutto il corpo…
    All’improvviso ogni cosa intorno a lei mutò...

    Faceva freddo. Su un tappeto di foglie morte, lei sedeva avvolta in un ampio mantello rosso e dei nastri rossi le raccoglievano i lunghi capelli di seta.
    Due bellissimi lupi dal manto d’argento accucciati vicino a lei gioivano delle sue carezze e la guardavano intensamente con i loro occhi di cristallo docili, ma fulgenti di ferocia repressa solo per lei.
    Nello sfiorare dolcemente il morbido vello dei fieri animali, lei guardò il proprio braccio lasciato scoperto dal mantello rosso e ne scoprì la pelle dorata brillare al chiarore della nascente luna. Allora seppe d’essere molto bella.

     Image and video hosting by TinyPic

    Evanescence2 

    Calavano le tenebre, si ricordò del suo ospite a cena. Doveva pur occuparsi di lui…
    Lasciò i suoi lupi e corse al castello.
    L’ospite era un giovane uomo-dio dalla pelle di bronzo e si trovava già seduto alla grande tavola riccamente imbandita dai servi.
    La castellana sedette di fronte a lui, lo osservò a lungo.
    Egli aveva occhi verdi sfavillanti di sicurezza e desiderio. Forse era già ubriaco.
    Le sorrideva sfrontatamente e la guardava a sua volta con insistenza, comunicandole così la propria certezza di farla sua quella stessa notte.
    Lei s’indispettì, provò un gran tedio.
    All’improvviso salì sulla tavola apparecchiata, camminò decisa verso di lui, che sedeva all’altro capo del tavolo, spazzando via, con i piedi calzati di stivaletti neri, tutti i vassoi colmi di vivande.
    Si fermò a un passo da lui e intravide nelle sue verdi iridi un’ombra di sbigottimento oscurare un poco la consueta baldanza.
    Restò un istante immobile a fissarlo dall’alto, lì in piedi sulla tavola, trasfondendogli con quel fulminar di sguardi tutta la propria rabbia per quel suo essere così ubriaco, così fatuo, così vuoto di sentimenti…

    Couldn't take the blame.
    Sick with shame.
    Must be exhausting to lose your own game.
    Selfishly hated,
    No wonder you're jaded.
    You can't play the victim this time,
    And you're too late.

    Don't cry to me.
    If you loved me,
    You would be here with me.
    You want me,
    Come find me.
    Make up your mind.*

    Sì, se davvero avesse voluto averla, quella notte, avrebbe dovuto a lungo cercarla, inseguirla là fuori nel buio e nella neve.
    Lei già sapeva che aveva cominciato a nevicare, mentre saltava giù dalla mensa devastata per lasciare in fretta la grande sala calda e luminosa e precipitarsi fuori dal castello.
    Ora aveva bisogno del freddo e del buio.
    I suoi lupi, le foglie morte dell’autunno non c’erano più.
    La neve aveva coperto tutto con una candida coltre ricamata di barlumi lunari.
    Lei camminò a lungo nella neve a piedi scalzi. Indossava un abito bianco leggero, delicato come la neve, e bramava sentirsi parte della stessa neve. Ma lei si trovava sopra la neve…
    Si fermò, guardò in basso, osservò le proprie impronte nel candore.
    Se fosse scesa giù, sempre più giù, avrebbe scoperto il grande segreto della neve, quello che annulla tutte le distinzioni fra le cose ed è ignoto al mondo intero...
    Sapeva di poterlo fare, nessuno la stava seguendo, il giovane uomo-dio dagli occhi verdi non la stava cercando, non l’avrebbe cercata mai: lui era pago solo di se stesso.
    Ora, nell’oscurità, lei non aveva più legami, non c’era alcun mantello rosso sulle sue spalle, alcun nastro rosso a trattenerle i lunghi capelli neri. Era libera e leggera come il suo vestito di candido merletto: avrebbe potuto volare nel cielo o affondare nella neve, senza nemmeno accorgersene.

    Here in the darkness I know myself.
    Can't break free until I let it go.
    Let me go
    ...

    Darling, I forgive you after all.
    Anything is better than to be alone.
    And in the end I guess I had to fall.
    Always find my place among the ashes.**

    Così s’inginocchiò lentamente nella neve e rimase lì immobile, con la schiena eretta, le mani in grembo, il volto sereno, ad aspettare con tranquillità.
    Il freddo le penetrava sotto la pelle e dentro le ossa, offrendole un piacere e un dolore infinito.
    Allora sentì la neve sciogliersi un poco, aprirsi dolcemente sotto di lei per accoglierla, forse, in un altro mondo…

    Image and video hosting by TinyPic .

    ...don't want to forget how it feels without...
    I want to stay in love with my sorrow
    Oh, but God, I want to let it go…***

    E mentre precipitava, scendendo vorticosamente in un turbine d’acqua gelata, rivide e rivisse la strada rovente di sole, lo sguardo di scherno dell’uomo-dio, la grazia della  fontanella, il povero cane randagio assetato, la se stessa brutta e goffa con la maglietta rossa e i corti capelli arruffati…
    Allora, certo, non seppe più quale fosse la verità, se quel vecchio mondo di caldo insopportabile, o quel nuovo universo di freddo rigenerante; dove finisse la realtà, dove cominciasse l’immaginazione; cosa lei stessa fosse, se una povera disperata sulla strada, o una principessa di reami incantati…
    Infine comprese che non le importava nulla: nulla dei possibili mondi, nulla del caldo e del freddo, nulla di se stessa.
    Chiuse pian piano gli occhi, lì vicino a una fontanella d’una periferia cittadina o in mezzo al cuore della neve d’una montagna fatata, e si lasciò andare, immemore d’ogni nostalgia, d’ogni necessità, d’ogni sensazione, finalmente vera, finalmente libera, abbandonandosi, obliandosi, scendendo…

    Can't break free until I let it go
    Let me go…****

      Image and video hosting by TinyPic

    * Evanescence - Call me when you're sober
    ** Evanescence - Lithium
    *** Evanescence - Lithium
    **** Evanescence - Lithium