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La perla - Ocean Soul
La perla era di rara bellezza, apparteneva al mare e al mare voleva tornare. Invece splendeva del suo candore opalescente sulla fronte d’una giovane principessa dalla mente vuota, pendendo da un filo d’oro che passava fra i suoi capelli.
Ylenia era una fanciulla esile, dalla lunghissima chioma d’ebano, la carnagione diafana, gli enormi occhi chiari persi in un’inquietante fissità, nella contemplazione di una realtà lontana, nota a lei sola.
Forse proprio a causa di quella perla, che fin da bambina portava sulla fronte, la sua povera anima ottenebrata era tanto attratta dal mare, dal mare di notte, soprattutto. Ogni sera un’ancella doveva scortarla fino alla riva e lei sedeva a lungo sulla sabbia, dove le onde arrivavano appena a lambirle la veste, e guardava assente il movimento dell’acqua scura, restando muta e immobile, come sempre.
Quella sera il palazzo era in festa. Si celebrava il fidanzamento di Aela, la sorella maggiore di Ylenia, con il principe Ywain, venuto a prenderla in sposa da terre lontane, non bagnate dal mare.
Il principe Ywain, terminata una danza con la fidanzata, stava attraversando la sala per avvicinarsi ai sovrani.
Il suo sguardo fu catturato dall’esile figura di Ylenia, che spiccava sullo sfondo dell’arazzo viola, nella sua bianca veste ricamata d’argento, col suo manto di lunghi capelli neri dalle strane sfumature blu, che le scendeva sulle spalle leggermente curve.
Il principe conosceva la triste storia della follia di Ylenia.
Si fermò ad osservare la fanciulla con un misto di pena e di curiosità: che misteriosa, eterea creatura… Gli parve avvolta in una strana luce, come se appartenesse ad un altro mondo, e guardò i suoi immensi occhi di cristallo, che l’oltrepassarono senza vederlo.
Vi lesse una totale inconsapevolezza di sé e di quanto la circondava. Ylenia si staccò dall’arazzo e attraversò la sala, dirigendosi lentamente verso le porte. Il principe Ywain restò immobile e trattenne il respiro, mentre lei gli passava accanto silenziosa. Il profumo di viola che emanava dai suoi capelli lo inebriò… Si ritrovò a seguirla fuori dal palazzo, nell’oscurità, fino alla spiaggia.
Là, lei sedette tranquillamente a riva, come di consueto, nello sciabordio delle onde leggere.
Con cautela Ywain le si avvicinò, le sedette accanto, restò un poco a contemplarla in silenzio, mentre l’ancella restava in disparte.
Il volto di lei era appagato, sereno. Devozione nei suoi occhi fissi sul mare. La perla sulla sua fronte risplendeva d’una luminosità innaturale.
Anima del mare, creatura del mare, come la sua perla…
Ywain iniziò a percepire i pensieri più profondi di Ylenia: la sua immensa solitudine, le sue smarrite emozioni, il suo bisogno infinito di unirsi con le onde del mare...
Long hours of loneliness
Between me and the sea
Losing emotion
Finding devotion
Should I dress in white and search the sea
As I always wished to be one with the waves
Ocean Soul *
Il principe aveva perso se stesso, non sapeva per quale motivo si trovasse lì, ma sentiva di dover restare. La ragazza non aveva mai parlato, mai comunicato in alcun modo con nessuno in vita sua, lui lo sapeva. Ora avvenne un fatto sorprendente: lei lo guardò con quei suoi occhi di cristallo, inclinando un poco la testa da un lato, gli sorrise con ineffabile dolcezza e poi… gli parlò.
“Ywain…”, sussurrò pianissimo e toccò la perla sulla sua fronte.
Egli intuì immediatamente il suo desiderio: restituire la perla al mare. Annuì e l’aiutò a liberarla dal filo d’oro che la tratteneva. Le loro mani si incontrarono: quella di lei era piccola, fresca e morbida come la seta. Le mani forti di Ywain guidarono dolcemente quelle tremanti di Ylenia verso i flutti, per affidare la perla al mare, per farla tornare a casa sua.
“Ritroverà il suo bellissimo mondo”, pensò con sollievo Ylenia, e Ywain comprese quel suo pensiero come se lei lo avesse espresso ad alta voce.
Devozione…
Walking the tideline
I hear your name
Is angels wispering
Something so beautiful it hurts
I only wished to become something beautiful
Through my music, through my silent devotion.*
La strinse forte a sé, la sentì fremere di gioia e passione, le sollevò il volto e la baciò a lungo… finché la consapevolezza non lo colpì.
Era folle!
Fuggì via, la lasciò lì, sulla riva, tenera e immobile. Non si voltò a guardarla, scappò via con la sensazione d’aver trafitto a morte una creatura fragile e d’averla lasciata là, sepolta sotto la sabbia.
Non doveva più pensarci.
La sua promessa sposa, i sovrani a palazzo…
Nel buio cortile del castello, inciampò in un mendicante cieco. Fece per oltrepassarlo, quello lo trattenne per il mantello.
“Aspetta, principe, ascolta, non puoi più sposare Aela, è Ylenia la donna del tuo destino!”
Trasalì: “Che dici, vecchio? Che ne sai, tu?”
“Ti ho visto con lei sulla spiaggia, ho sentito…”
Lo spinse via: “Ma se sei cieco!”
“Sono un veggente, ho una vista più acuta di quella degli occhi. Ascoltami, so che tu hai sentito il suo pensiero e questo accade solo quando due persone sono destinate…”
Ywain non intendeva ascoltare ulteriormente simili deliri. Corse via, maledicendo il vecchio che continuava a biascicare: “Lei solo con te potrebbe…”
Il principe Ywain sposò l’indomani stesso la principessa Aela in magnifiche nozze. Ylenia vi assistette silenziosa e assente, accanto ai suoi genitori. Il suo volto non tradiva alcuna consapevolezza, alcuna emozione.
Sulla sua fronte la perla iridescente non c’era più e tutti pensarono semplicemente che la povera creatura l’avesse persa.
Solo un attimo prima di partire con la sposa per il suo paese lontano dal mare, il principe Ywain le rivolse uno sguardo furtivo: “Addio, mia dolce follia”, sussurrò mestamente il suo cuore.
Qualche mese dopo giunse la notizia: la principessa Ylenia, eludendo chissà come la sorveglianza delle ancelle, si era tolta la vita, annegandosi in mare in una notte di tempesta.
Forse fu in quel momento che Ywain cominciò a impazzire.
In quei mesi si era mostrato uno sposo felice, ma il suo cuore era sempre stato inquieto, il suo pensiero costantemente rivolto al mare, a quei brevi momenti con Ylenia, a quel fondersi dei loro pensieri. E gli era sembrato spesso, di notte, di risentire la sua piccola voce pronunciare in un sorriso il suo nome, fra il mormorio delle onde…
Walking the tideline
I hear your name
Is angels wispering
Something so beautiful it hurts…*
Ora dovette concentrarsi sulla moglie: fingeva di consolarla, di asciugare le sue lacrime, ma pensava al modo di fuggire verso il mare.
Aela avrebbe voluto correre dai genitori a condividere il loro dolore. Il marito glielo vietò, adducendo come scusa il suo stato di gravidanza, a cui il lungo viaggio avrebbe potuto nuocere.
Sarebbe andato lui.
Partì immediatamente, ma non andò mai alla reggia.
Smontò da cavallo in riva al mare, nel luogo in cui era stato con Ylenia, quella notte. Era notte anche ora. Guardò i flutti agitati con aria di sfida. “Ylenia …”, mormorò stravolto dallo struggente desiderio di stringerla ancora tra le braccia. “Mio dolcissimo, folle amore, ti ritroverò anche nelle profondità degli abissi e saremo ancora una cosa sola…”
La ragione l’aveva del tutto abbandonato.
Sedette a riva in attesa, restò lì immobile nel freddo per un tempo infinito.
Quando la luna uscì dalle dense nubi, egli la vide.
“Ywain …”
Mentre emergeva lentamente dalle onde, la creatura appariva come una figura eterea avvolta da una nebbia leggera che rendeva i suoi contorni sfumati. Ywain la riconobbe subito: era lei, Ylenia, la sua dolce ossessione, la sua follia, nella veste bianca ricamata d’argento, con la pelle diafana e i lunghissimi capelli neri dalle sfumature blu.
Ywain si diresse lentamente verso l’apparizione, come in un sogno, invocando il nome di lei, udendo la sua voce che lo chiamava.
“Ylenia, amore mio, sono qui.”
E lei sorrise, reclinando il capo da un lato con infinita dolcezza, come quella notte...
Ywain tese la mano per toccarla, ma la sua mano attraversò la figura immateriale, perdendosi dolorosamente nel vuoto.
Con un lieve gemito, l’apparizione si dileguò sotto i suoi occhi dilatati e sgomenti.
Ywain si gettò con furia verso le onde, gridando disperatamente: Ylenia!”
Ma nessuna voce gli rispondeva più.
Crollò in ginocchio nella sabbia, restando così, esausto, finché una voce alle sue spalle non lo indusse a voltarsi.
Era il vecchio mendicante cieco: “Ora se n’è andata, figlio mio.”
Ywain si precipitò verso di lui, lo prese per le spalle: “Vecchio, tu sai tutto, dunque dammi una spiegazione! Io l’ho vista, era là, era la mia Ylenia!”
“Sì, era lei, ma ora è solo uno spirito che non riesce a trovare la pace nel nulla che segue l’ultimo respiro. E’ rimasta qui, nel luogo in cui si è tolta la vita, ed è soprattutto il tuo accorato ricordo di lei a impedirle di staccarsi definitivamente da questo mondo.”
“Uno spirito…”, ripeté Ywain assorto. “Sembrava così reale… Ho cercato di toccarla ed è svanita.”
“Non puoi toccarla, lei non ha più un corpo materiale”, disse gravemente il vecchio.
Un lampo attraversò gli occhi allucinati di Ywain: “Ma se la sua anima non è ancora sprofondata nel nulla, forse è possibile ricondurla in vita! Vecchio, ti scongiuro, usa tutta la tua magia e riportala da me!”
“Vaneggi. Nessuna magia può ridarle la vita, e tu lo sai.”
Ywain lasciò andare il cieco e gridò con voce strozzata: “Ma allora che devo fare? Io non posso più esistere senza di lei!”
“Non puoi far nulla. Puoi soltanto tornare al tuo palazzo, dai tuoi cari, e sforzarti di dimenticare”, fu la quieta risposta del veggente.
Gli occhi di Ywain lo fulminarono, ma egli infine finse di assecondarlo, soltanto per liberarsi di lui.
“Sì”, gli rispose seccamente. “Lo farò, ma non subito. Voglio vederla ancora una volta. Adesso va’ via, lasciami solo.”
Rimase per giorni e notti lì sulla spiaggia, senz'altro riparo che il proprio mantello, senza cibo, senz’acqua, dimentico di tutto, fuorché delle apparizioni di Ylenia.
Ogni sera, al sorgere della luna, si predisponeva in attesa. Non cercava più di toccare l’eterea figura, si accontentava di contemplarla.
Lei gli apparve ancora in riva al mare, con un lieve sorriso sul volto pallido, tenendo fra le mani la sua perla lucente per restituirla agli abissi.
Quella visione gli strappò un brandello d’anima, poi si dileguò.
La sera successiva lei gli si mostrò nuovamente seduta sulla riva, avvolta nel suo mesto candore. Piangeva, gridando disperata un nome: “Ywain!”.
Quella visione gli strappò un altro brandello d’anima, poi si dileguò.
Infine gli apparve di spalle, mentre scendeva lentamente in mare, curva, a capo chino, barcollando fra le onde alte, fino a scomparire nell’acqua nera.
Nel mare spariva l’immagine della fanciulla, solo il mare restava negli occhi folli di Ywain.
L’ultimo brandello della sua anima fu strappato via violentemente da quell’ultima visione.
Cadde a terra in ginocchio, con gli occhi sbarrati. Rimase a lungo così, immobile, inerte. Infine crollò in avanti, bocconi nella sabbia.
Nell’ululato rauco del mare, la voce flebile di lei: “Ywain …”
Le guardie di palazzo cercavano il principe Ywain scomparso da giorni. Lo trovarono in riva al mare, avvolto nel suo mantello nero.
Nessuno comprese mai la ragione della sua morte.
Lo seppellirono in mare, fu la moglie a volere così, come per uno strano presagio.
Il mare lo accolse benevolo e finalmente lo accompagnò da lei…
...As I always wished to be one with the waves
Ocean Soul *
* Nightwish - Ocean Soul
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