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    August 18

    Notti di metà Agosto

     

    Notti di metà agosto

    Verso metà agosto guardare le stelle cadenti, esprimendo un desiderio...
    Le sembrava che si dovesse fare così, lo sentiva dire da sempre.
    Lei guardò le stelle, ma non ne vide nessuna cadente.
    Pazienza, desiderò comunque di passare almeno una magica notte d’amore con un uomo speciale… Ma quale uomo speciale? Si chiese poi, ridendo di se stessa. Non c’era nessun uomo nella sua vita e non si aspettava certo che miracolosamente ne scendesse uno per lei dalle stelle, cadenti o meno che fossero, a metà agosto.
    Invece le arrivarono dalla terra e non dal cielo, ma forse per il bizzarro volere delle stelle di metà agosto, tre uomini diversi in tre notti diverse.
    Nella prima notte, il primo uomo le sussurrò ferventi parole d’amore, presso antiche rovine romane, fra l’andirivieni dei turisti stranieri.
    Era un omino piccolo e mezzo ubriaco, suo amico, o forse un po’ più che amico, da molto tempo.
    Lei lo ascoltava sciorinarle ragionamenti romantici da anni, in calde serate come quella o anche nel gelido cuore dell’inverno, e ormai non ci faceva più caso. Considerava tutto ciò null’altro che un esito del suo consueto delirio alcolico, lo accoglieva con benevola ironia, nello stesso modo in cui, quella sera, accettò la rosa bianca che egli volle regalarle. Una rosa priva di spine, priva di profumo, una rosa che in fondo non sembrava nemmeno una rosa.
    Però le piacque il modo protettivo in cui l’omino mezzo ubriaco la strinse lungamente a sé, presso le gloriose rovine romane, con le sue braccia forti da operaio, in un impeto che quasi le ricordò l’amore, sebbene di vero amore, quella notte, non ne intravedesse neppure una scintilla.
    Tornò a casa senza più pensare all’amore, com’era sua abitudine.

    You can call me Honey
    But you're no damn good for me *

    Nella seconda sera, il secondo uomo la guardò con grande dolcezza, mentre erano l’uno di fronte all’altra, sulla terrazza, sotto le lucenti stelle.
    Era un uomo molto più giovane di lei, quasi un ragazzo, incontrato per caso pochi anni prima, divenuto per caso un amante raro, occasionale.
    Lei in fondo non aveva mai capito cosa lo attraesse del proprio essere non più giovane, né attraente.
    “Ma non ce li daremo due baci…?”, le chiese infine, molto teneramente.
    Lei finse disinvoltura: “Non pensavo li volessi…”
    “Sempre…”, le rispose lui in un sussurro irresistibile che le piacque molto.
    Poi, dopo ben più di due baci, là, sulla terrazza, le piacque anche il momento in cui, in camera da letto, osò abbracciarlo impetuosa alle spalle, come cercando in lui qualcosa di nuovo e prezioso, serrandolo con una sorta di passione che non le apparteneva e baciandolo insaziabilmente sul collo.
    Le piacque quel piccolo momento ben più del lungo e complicato amplesso che seguì. Un’altra grottesca finzione d’amore che con l’amore non aveva nulla a che fare e la lasciò stanca, disfatta. Gli sorrise leggera, invece di lasciargli intuire quel suo sfinimento, prima di guardarlo andar via da casa sua, senza dir nulla, ancora una volta come se nulla fosse accaduto fra loro.
    Richiuse l’uscio senza più pensare all’amore, com’era sua abitudine.

    You can call me Honey
    But you're no damn good for me*

    Nella terza sera, il terzo uomo la prese fra la braccia e la baciò a lungo, nel modo che lei ben conosceva, lì, nella tranquilla penombra della sua auto parcheggiata in un remoto angolo di mondo. Poi si riposò con la testa sulla sua spalla e gli occhi socchiusi, tenendola sempre abbracciata, e ciò le piacque ancora una volta.
    Non c’era molto di nuovo in quel che accadeva, perché egli era stato così con lei molte volte nei millenni delle loro esistenze. Era l’uomo di tutta la sua vita, il mito della sua adolescenza lontana, l’amico-fratello-amante che in qualche modo aveva sempre fatto parte del suo essere.
    Era, dei tre, l’uomo più importante.
    “Non riuscirei mai a vivere, se tu non fossi più nel mio spazio-tempo”, gli disse con sicurezza, come se non gliel’avesse già detto tante volte.
    Egli sospirò di soddisfazione, perché gli piaceva molto sentirsi così amato, pur sapendo che ormai lei non lo amava più. Anche lui sapeva di non amarla, anzi di non averla amata mai, però le confessò: “In questo momento con te mi sento come in Paradiso”.
    Lei non trasalì e rise piano: “Queste sembrano le parole d’un innamorato…”
    Forse per la prima volta nei loro secoli di dialogo, lui le rispose “Non sono proprio del tutto sicuro di non esserlo…”
    Ora lei avrebbe assolutamente dovuto trasalire, in fondo aveva sempre vagheggiato che un dubbio così minasse anche per un solo istante la di lui certezza di non amarla. Invece nulla, nessun trasalimento, nessun palpito, l’amore era lontano, irraggiungibile ancora e ancora come quella falce di luna nel cielo, fra le stelle indifferenti di metà agosto.
    Recitò un piccolo repertorio di mistico romanticismo, accarezzando e guardando avida il volto bruno dell’uomo, in un lieve sussurro: “Ora sono molto egoista, mi sto nutrendo di te, di tutto il tuo più profondo essere.”
    “Mi sento al sicuro…”, mormorò lui, assorto.
    “Quando due anime comunicano davvero, non hanno più paura”, sentenziò lei con simulata solennità.
    Egli parve colpito da quella frase; lei, un secondo dopo averla proferita, l’aveva già dimenticata, anche perché non credeva affatto nell’esistenza dell’anima.
    Era molto tardi, quasi l’alba. Lui la ricondusse a casa, assonnato, ormai fuori da un incantesimo che già non gli apparteneva più. Anche a lei quell’incantesimo non apparteneva, non le era mai appartenuto.
    Rincasò indolente senza più pensare all’amore, com’era sua abitudine.

    Lust can blind
    It's a passion in my soul
    But you're no damn lover
    Friend of mine*

    Così passarono per sempre quelle maliarde notti di metà agosto, con la loro fittizia magia d’amore scivolata via in un brivido mancato, in un sussulto del cuore che si finse fugacemente e poi, vergognoso, si dileguò.

    * Michael Jackson - Dangerous

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